Estratti ed Inediti

Estratto da “Leggeri arredi” di Andrea Verri | L’Altrove

I frantume

A casa,
a scuola,
all’osteria,
in treno,
in biblioteca,
da Gerarda,
in ospedale,
a parlare col primario,
sulla poltrona anni Settanta che da ieri è nel mio soggiorno
ti vorrei con me:
forse ora starei meno male,
ma tu sei un gatto,
io purtroppo non lo sono
e tu forse lo sai.



IV frantume

No, onestamente a me non pare
che io avessi tutto progettato sin
dall’origine affinché tutta la lunga
sera, entrata poi in notte, conducesse
precisamente al sofà grande in soggiorno;
vabbè, qualche vaga fola devo aver
pure favoleggiato, ma l’idea del divano
mi venne solo quando invitai
te a sedertici insieme a me.


XVI frantume

– Se vuoi chiamami, finito il lavoro. –
E se poi sul comodino
il cellulare suonava,
mezzo addormito ancora rispondevo.
Ci si trovava dopo meno di venti minuti
tra il fiume e casa mia,
che ti avvicinavi tu,
mentre io mi rimettevo in piedi.


XXXV frantume

Vidi subito la tua mano presta
e calma allontanarsi traendo con sé
via dalla mia il primo suo dito.
Quella decina di centimetri –
stabilii – non era un fossato.
Continuammo – nulla era accaduto –
per il resto fermi, a leggere a salti
e a fare gli scemi ilari
sulla mia tesi di glottologgia.
Io, ottuso, poi un sì feci di un rifiuto.


XLIII frantume

Di là dal fiume, tra muri, tu muto
ti sei chiuso. Occluse porte e finestre,
hanno tumulato case di migranti,
camminanti costretti in transito;
da lì sbattuti fuori e come rifiuti
buttati tra nailon nel sottopasso
dove io per evitarli, pauroso,
già di lontano distanzio il mio passo affrettato,
senza guardarli.
Poi a casa solo mi vedo, scrivo:
devo gridare e fare, perché è tutto
sbagliato, e la mia vita ancora piana.

L’AUTORE

Andrea Verri, insegnante di materie letterarie, ha svolto un dottorato su Sciascia, ha pubblicazioni scientifiche e didattiche, ha pubblicato alcune poesie in volumi collettanei e un racconto in rivista, ha curato una sezione della rivista di studi sciasciani “Todomodo” (ed. Olschki). Questa è la sua prima silloge.

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