giovani-poeti
Giovani Poeti

Giovani poeti: Matteo Pirro | L'Altrove

Vi presentiamo oggi un giovane poeta. Il suo nome è Matteo Pirro, ha ventisei anni ed è marchigiano.
Matteo inizia a scrivere come Gost Writer sul suo blog e successivamente si avvicina alla poesia. All’inizio dello scorso anno è uscito il suo primo libro, Resta in piedi anche se in piedi non resta nulla dove vi è una dedica per Amatrice ed Arquata del Tronto, colpite duramente dal terremoto. Il libro è patrocinato dal Comune di Amatrice in quanto l’autore ha deciso di destinare i proventi dei suoi diritti per dar man forte all’emergenza sisma.
Abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Matteo e ve ne rendiamo partecipi.

Anzitutto ti ringraziamo. Ricordi quando hai composto la tua prima poesia?
Poesia è una parola troppo grande.
Più le parole sono grandi e più grande
sarà il significato che nascondono.
Non ricordo esattamente il quando.
Suppongo qualche anno fa ormai.
Ma più che poesia credo sia stata una riflessione sulla vita che mi circondava, e sulla non vita che mi circondava. Io sono nato come Ghost Writer e cresciuto come Matteo Pirro. Nato da Ghost Writer nel momento in cui avevo paura delle mie paure stesse, le insicurezze, i pregiudizi, il non essere capito, compreso, il non sentirsi mai abbastanza. Cresciuto come Matteo Pirro nel momento in cui ho iniziato a capire che l’essere se stessi è il viaggio che più si avvicina alla felicità.
Il tuo libro è un alternarsi di racconti e poesie. Spiegaci un po’ questa scelta.
La scelta sta nella diversità.
Io non mi considero diverso dagli altri.
Casomai sono diverso perché sono me stesso.
La gente è certa che io sia un poeta.
Altra che io sia uno scrittore.
Altra ancora che io sia un paroliere.
E allora ecco spiegata la mia scelta.
Essere tutto quello che posso essere.
Dimostrare di essere capaci di tutto.
Saper variare, avvicinare ogni mondo.
E non focalizzarmi solamente in un habitat.
Tra lo scrivere e il riscrivere e lo scrivere di getto cosa preferisci? Sei il poeta che pensa, che lavora i versi o quello che lascia scorrere la penna sul foglio?
Io scrivo sempre di getto perché
in testa ho un vero disordine mentale.
Ho sempre infiniti pensieri, riflessioni da farmi.
Per questo ogni giorno sono costretto
a riordinarmi il più possibile e cercare qualche risposta alle troppe domande che mi pongo.
Altrimenti farei fatica a continuare a vivere.
Il disordine è bello, io ci sto bene.
Però a volte riordinarsi è più bello.
Puoi ritrovare parti di te che avevi smesso di cercare perché ti eri dimenticato dove le avevi lasciate.
“Poesia potrebbe anche definirsi: la fiducia di parlare a se stessi”, disse Vincenzo Cardarelli. Tu, con la tua poesia, parli a te stesso?
All’inizio credevo di sì, oggi non lo credo più.
Basta guardare il mio profilo Instagram per rendersene conto.
Ormai mi leggono quasi 13 mila persone.
La gente più che leggermi mi vuole accanto.
Mi raccontano le loro storie, hanno il bisogno di aprirsi a qualcuno che nemmeno conoscono veramente ma se ne fregano perché la scrittura
è sinonimo di fiducia.
Loro non mi conoscono
ma conoscono la mia sensibilità.
Questo mi ha fatto capire che io non scrivo per me stesso ma per chi dentro allo stomaco,
a qualche buco da riempire.
Ecco alcune poesie di Matteo Pirro:
T’ho riempita di baci
stanotte.
Mentre dormivo
e tu non c’eri.



Sei stata poesia
per occhi di qualcuno
che non ha saputo leggere.



Lividi sul cuore.
Ogni ricordo.
Mille sbalzi d’umore.



Sei tutta scema
però hai gli occhi azzurri
però sei fidanzata
però sei bella lo stesso
però eri bella sola
quando eri per tutti
ma mai di tutti.
Potete seguire Matteo Pirro sul suo profilo Instagram

Rispondi