Giovani Poeti

Giovani poeti: Federica Lampugnani | L'Altrove

Quest’oggi vi presentiamo per la categoria Giovani Poeti i versi di Federica Lampugnani, 28enne educatrice originaria di Gorla Maggiore. La scrittura ha sempre avuto per lei un ruolo primario: ha frequentato il corso della Scuola Holden dal titolo “Scrivere per ragazzi non è un gioco da ragazzi” e gestito un laboratorio di scrittura in un corso estivo.
Ha vinto e partecipato a sei concorsi di poesia e narrativa tra cui il Premio speciale “Mario Ceccarello” (2016), classificandosi seconda nel premio letterario “Insieme nel mondo” concorso internazionale di poesia e narrativa (2016).
Attualmente, oltre la poesia, si occupa dei ragazzi con disabilità nelle scuole.
Scrivendo Federica riesce a mettere a nudo la sua storia, lasciando tracce di se tra le virgole e i punti, creando una poesia volta ad “educare” ed indirizzare il lettore grande o piccolo che sia.
Le abbiamo fatto alcune domande, come siamo solite fare.
Grazie, Federica. Domanda di rito: quando hai iniziato a scrivere poesie? 
La passione per la scrittura mi ha accompagnata fin da bambina. Il genere della poesia, nello specifico, sono circa cinque anni che cerco di approfondirlo continuando comunque a scrivere anche racconti brevi.
Cos’è per te la poesia? Come, quest’ultima, ha cambiato il tuo modo di approcciarti alle cose e alla vita?

Per me la poesia è una strada da percorrere con coraggio e senza paura. A volte è quasi un gioco ma terribilmente serio; altre volte è una medicina che cura e sa trasformare anche ferite molto profonde. Scrivere poesie mi ha permesso di scoprire e approfondire la mia curiosità, la sensibilità che possiedo e che posso condividere con gli altri. Credo mi permetta di amplificare la mia voce e di raggiungere “tutto e subito”. La poesia è concisa, essenziale e scarna. Vive del quotidiano e mi mette in contatto con quanto c’è di normale e scontato in ogni giorno.
Da educatrice sapresti dirci l’importanza della letteratura e della poesia nella crescita e sviluppo di un individuo? Come si educa alla Bellezza? 
Penso che, certamente, appassionare i bambini alla lettura sia un impegno che ogni educatore non dovrebbe tralasciare o dovrebbe perlomeno tentare. Infatti occorre sempre avere molto rispetto, soprattutto per i bambini, di ciò che ognuno ritiene appassionante e coinvolgente. Nello stesso tempo avvicinare i più piccoli alla scrittura è, senza dubbio, metterli nella condizione di esprimere quanto di più prezioso (e a volte doloroso e inespresso) possiedono. Lavorando con bambini e ragazzi ho notato come siano in grado di sviscerare parole, espressioni e interpretazioni personali in maniera molto spontanea.
Educare alla bellezza è la domanda che proviene da bambini, ragazzi e adolescenti costantemente. E’ quello che richiedono a noi adulti. Domandano di porgere loro strumenti e percorsi, non tanto per vedere il bello, ma per essere capaci di custodirlo e mantenerlo vivo. Per fare un esempio, una delle bambine che frequentava il mio laboratorio di scrittura mi ha posto questa domanda durante gli incontri: “ma possiamo usare anche la fantasia?”. Educare alla bellezza significa far sentire autorizzati, attraverso la propria testimonianza, a spingersi con curiosità nella ricerca della propria voce. Qui spesso si nasconde una vera bellezza.
Perché leggere poesie? 
La poesia dovrebbe essere letta perché raccoglie tutto ciò di cui abbiamo bisogno e specialmente di cui abbiamo desiderio. Sa essere un balsamo, un grido, una preghiera, una luce, una speranza, una protesta e un abbraccio profondo anche con gli autori stessi. La poesia è un salvavita.
Qual è il rapporto tra poesia e tempo, velocità e oblio? 
Spesso una poesia ha bisogno di moltissimi anni prima di diventare quello che è. Pur avendo fin dalla sua composizione tutte le caratteristiche del capolavoro universale che potrebbe diventare. Penso alle poesie di Emily Dickinson rimaste nascoste e pubblicate solo dopo la sua morte. Per quanto riguarda la scrittura stessa di una poesia, occorrono minuti come un lungo tempo di incubazione prima di rendersi conto di essere giunti ad un punto di sintesi che può sfociare in un verso. I grandi poeti spezzavano e fermavano il tempo con le loro parole, che non erano più solo loro ma diventavano di tutti. E se vi è memoria non può esserci l’oblio.
Se potessi incontrare un poeta che stimi, cosa gli domanderesti? 
Banalmente un autografo! Sicuramente di continuare a fare il suo lavoro e di regalarci speranza e gioia.
Descriviti con un verso. 
Sono lentezza
Sono cuore.
Ecco alcune sue poesie:
Lunare
In un lido dorato
le stelle si contano
alte, brillanti
nel cielo fantastico.
L’acqua di spuma
sfrigola e poi,
nel secondo,
si cheta.
Altrove l’oceano
bisbiglia e mormora,
forse assonnato
da mille tempeste.
A riva un fulgore.
Brace e fiammelle,
rossastri bagliori.
Caldi, sinuosi
scoppi d’ardore.
Tutto intorno
carne e vita
si snoda,
si piega.
Più grandi
più piccoli.
Tratti assai veri
di un cerchio
d’umano.
Che dialoga,
soffre,
festeggia
e ricorda.
Un filo rosso
di sangue,
di cuore espanso
cinge
le emozioni viventi.
Ahi la generosità,
ahi l’animo donato
e ora,
tra mani incerte,
ben strutturato.
Una lacrima
si spegne
e uno sguardo
vola sereno.
Quasi incredulo
nella zona
di sogni
e di gloria.
Dove
vergogna e colpa
si cambiano
d’abito.
Il lido beve
la fede lunare.
Una fetta divina
che si imprime
nel petto
di chi, ferito,
è
del suo amore
guarito.


Come fuoco
Lascia andare
ogni giorno.
Lascia crescere
tutto intorno.
Lascia fiorire
con coraggio.
Lasciati lasciare
cammina lenta.
Lasciati illuminare
ri-vela il cuore.
Lasciati attendere
ti sei mostrata.
Lascia perdere
prolunga il passo.
Lascia i confronti
nei confini oscuri.
Lasciati amare
è per sempre.
Lascia che tremi
è un battito forte.
Lascia l’incanto
di fuoco, di cielo.
Lascia la polvere
distingui nel nulla.
Lascia, anzi combatti
libera, di selva.
Lascia, non regge
sei altro, oltre, troppo.
Lascia pure non capire
lo trovo lo slancio?
Lascia anche la paura
dolore antico, nemico ancestrale.
Lascia Lui di guardia
sentinella potente.
Lasciati scrivere
che è servizio e canto.


Paura d’essere felice
Fatti vivo fatti vivo
fatti vivo ragazzo,
è troppo presto
per cedere il sorriso.
Troppo presto
per non cantare
che tutto è
meraviglia sorprendente.
Che tu del tutto
sei parte notevole.
Non serve fingere
o vergognarsi
d’essere infelice.
Godi la fase
di trasformarti
in ciò che sei.
In chi, tu solo,
hai ricevuto
benedizione altissima.
Senti lontano
odi vicino:
felicità è
spavento, terrore,
paura vertiginosa.
Cedi e abbandonati
dunque,
che beato è colui
che osa
fragile e lieve
ridere come
un figlio diletto.
Giullare d’esistenza
pienamente amata.


Potete seguire Federica su https://lentamenteaudaci.wordpress.com/

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