Nasceva oggi

Nasceva oggi: Tolmino Baldassari | L’Altrove

Nasceva oggi il poeta romagnolo Tolmino Baldassarri.

Nato nel 1927 a Castiglione, frazione di Cervia, il padre era un semplice barrocciaio (conducente di calesse) e la madre una casalinga. Terminò le elementari e frequentò solo il primo anno di scuole medie, ma quell’anno scolastico fu fondamentale per lui, poiché perché il maestro, appassionato di poesia, gli fece conoscere la Divina Commedia. Da allora Tolmino Baldassari si appassionò alla poesia. Negli ultimi anni 40 fece il servizio militare e poi si sposò. Fece diversi lavori, tra cui il meccanico, il bracciante agricolo, tu anche sindacalista nella CGIL e consigliere comunale dal 1951 al 1956 e dal 1964 al 1989 per il PCI.

La sua attività letteraria, invece, ebbe inizio solo più tardi, negli anni settanta. Come spesso raccontò, venne ispirato dalla lettura della raccolta I Bu (I buoi) di Tonino Guerra, uscita nel 1972. Spiegò: «Ero convinto che nel Novecento fosse anacronistico scrivere in dialetto. Ma, dopo aver acquistato I Bu di Guerra, mi resi conto invece che si poteva creare ancora poesia vera con il dialetto».

Esordì quindi nel 1975 con la raccolta Al progni ṣerbi (Le prugne acerbe, Edizioni del Girasole). Ad essa seguirono varie altre sillogi poetiche, che attirarono l’attenzione della critica: (Edizioni del Girasole, 1975), È pianafôrt (Edizioni del Girasole, 1977), La campâna (Forum/Quinta Generazione, 1979), La néva. Poesie 1974-1981 (Forum/Quinta Generazione, 1982), Al rivi d’êria (Il Ponte, 1986), Quaderno di traduzioni (Nuova Compagnia Editrice, 1990), Òmbra d’luna (Campanotto, 1993), I vìdar (Mobydick, 1995), È zet dla finëstra (Book,1998), L’éva (P. G. Pazzini, 2002), Se te t’gverd (Pulcinoelefante, 2005), Canutir (Raffaelli, 2006). Di ultima uscita è L’ombra dei discorsi. Antologia 1975-2009 (a cura di Gianfranco Lauretano, puntoacapo Editrice, 2010).

Per Tolmino la letteratura «è vita». In Qualcosa di una vita, con prefazione di Alberto Bertoni, scrisse: «[Il poeta] non è vate, non profetizza, non lancia appelli, nemmeno è voce querula, però egli vede, ascolta e sente, e la sua voce è soprattutto un invito alla meditazione: in questo sta la sua dignità e la sua necessità».

In parallelo all’attività poetica, Baldassari eseguì lavor di traduzionei, specialmente dallo spagnolo, maturando una vasta conoscenza della letteratura latinoamericana. Tradusse alcuni classici del Novecento, tra cui Maria Maddalena e altri inediti di Federico García Lorca. Inoltre nel corso degli anni tenne varie lezioni di letteratura presso scuole e fu docente di alcuni corsi di poesia presso l’Università per adulti di Ravenna.
La sua opera fu oggetto di diversi dibattiti critici. Franco Brevini inserì il poeta nella celebre antologia Einaudi Poeti dialettali del mondo, e ritroviamo la sua opera anche nelle antologie Poesia del Novecento italiano. Dal secondo dopoguerra ad oggi (Carocci) e Nuovi poeti italiani (Einaudi).

Morì nella sua abitazione a Cannuzzo di Cervia il 28 aprile 2010. La sua ampia collezione di libri è stata donata alla Biblioteca di Cervia, che ha intitolato a Baldassari la Sala museo. Nel 2014 è stata fondata l’Associazione Tolmino Baldassari, che si propone di far conoscere e valorizzare le opere e la figura del poeta.

In fila da La campâna

Tot quènt in fila
ai vegh a passê la matena
ch’un s’véd incóra lom
figuri cun un nom
ch’i camena par la strêda
ch’i passa la séva
figuri ch’al vô vivar
ch’al raspa int l’êria.

In fila Tutti quanti in fila / li vedo passare di mattina / che non si vede ancora lume / figure con un nome / che camminano per la strada / che passano la siepe / figure che vogliono vivere / che raspano nell’aria.


Canutir da Canutir

l’è pasê i canutir ch’i lanséva
a j en vest int la curva de’ fium
j è sparì sânza vós. i d’intórna
j è pasé cvânt e’ mònd l’éra férum
un s’avdéva un us. ël a vulê
l’éra un dè cun e’ sól ch’e’ gvardéva
a j ò vest a pasê a so sicur
e j è fìrum j è fìrum cun me.

Canottieri Sono passati i canottieri che ansimavano / li abbiamo visti nella curva del fiume / sono spariti senza voci d’intorno / sono passati quando il mondo era fermo / non si vedeva un uccello volare / era un giorno con il sole che guardava / li ho visti passare sono sicuro / e sono fermi sono fermi con me.


E’ piuvéva fôrt

a sèma insen tórna a la têvla
fora e’ piuvéva fôrt
e l’éra bël a ‘tê d’ascólt
l’aqua ch’la batéva int i cop
la saltéva int ca córta
la curéva in i fos
u ngn’éra prinzipi u ngn’éra fen
e’ mònd e’ duréva d’dentar.

Pioveva forte Eravamo insieme intorno alla tavola / fuori pioveva forte / ed era bello star in ascolto / della pioggia che batteva sui coppi / saltellava nella corte / correva nei fossi / non c’era principio non c’era fine / il mondo durava dentro.

Un mêr da dalòngh

a so intrê int e’ tu respir
chêlum
cumè un mêr da dalòngh
intórna u j era un zérc
alzir
a l’avèma fat nun.

Un mare da lontano Sono entrato nel tuo respiro / calmo / come un mare da lontano / intorno c’era un cerchio / leggero / l’avevamo fatto noi.

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