Poesie ritrovate

Poesie ritrovate: Lucio Piccolo | L’Altrove

Il 27 ottobre 1901 nasceva a Palermo Lucio Carlo Francesco Piccolo di Calanovella.
Era terzogenito del barone Piccolo di Calanovella, la madre invece era duchessa.
Frequentò nella sua città natale il liceo classico, dopo la maturità, proseguì gli studi e lingue classiche e moderne da autodidatta. Lo studio lo portò a scoprire e ad amare poeti stranieri, come Yeats e Rilke, che tradusse.
Nel 1954 inviò ad Eugenio Montale una sua raccolta, 9 liriche, pubblicate in pochi esemplari e a proprie spese, e quest’ultimo, come racconta nella postfazione a Canti barocchi e altre liriche, dapprima le lesse con superficialità, poi si interessò maggiormente alle composizioni, riuscendo a capirne i contenuti, scavando tra i versi e ne rimase particolarmente colpito.

[…] dirò dunque che lessi le prime poesie del volumetto senza sforzarmi di aguzzare l’attenzione verso l’una o l’altra delle due diverse direzioni. […] Sarà stata, in parte, ancora la suggestione della pes sima veste tipografica del libro; ma il fatto è che mi colpí in queste liriche un afflato, un raptus che mi facevano pensare alle migliori pagine di Dino Campana.

La poesia di Lucio Piccolo, infatti, si distacca molto dall’epoca in cui furono scritte e ci riporta indietro di qualche decennio. Un’aria barocca avvolge i componenti di Piccolo, essi sono cosparsi da quel simbolismo che fu il marchio di fabbrica del poeta, il quale si dedicò anche all’esoterismo. L’occulto, il surrealismo, l’orfico permeano le sue raccolte, il linguaggio ci appare scarno, privo di fronzoli, ma affascinante, lontani dai contemporanei degli anni ’50 e dallo stesso Montale.
In questa forma lirica, Piccolo racchiude anche e soprattutto la sua passione per la musica e la filosofia, ci è possibile notare un equilibrio tra il suono e la parola, l’ uso della metafora, dell’enjambement. La cura poi dell’estetica è impareggiabile, un uso traboccante di immagini e simboli si impadronisce di tutta la forma, in queste liriche non mancano nemmeno i riferimenti filosofici, lo studio della realtà, degli uomini. Perché, sebbene sia stato di natura solitaria e distaccato, il poeta avverte comunque il bisogno di parlare delle persone, più precisamente delle loro finzioni, delle loro maschere, utilizzando sempre uno stile preciso e una struttura ritmica piena, che procede a raffica, senza silenzi alcuni.

Nella vita e nell’opera di Piccolo, quindi, troviamo presente quel sentimento crepuscolare di rifiuto verso il vitalismo o l’erotismo poetico, preferendo una vita appartata e una poesia meno altisonante. Una scelta che va in contrasto quasi con l’ambiente nobile in cui egli visse, (suo cugino era Giuseppe Tomasi di Lampedusa), anche se le sue prime poesie sono da far risalire agli anni del trasferimento a Capo d’Orlando, dopo la perdita del palazzo in cui viveva a Palermo a causa dei bombardamenti.

Fu merito di Montale, dunque, se oggi ci è possibile leggere e apprezzare la poesia di Lucio Piccolo. Nel luglio del 1954 il poeta ligure lo presentò al prestigioso convegno letterario di San Pellegrino Terme, la critica lo apprezzò e ne incoraggiò la pubblicazione di quelle 9 liriche. Così nel 1956 per Mondadori pubblica i Canti Barocchi. Poi, nel 1960, Gioco a Nascondere. Successivamente, con l’editore Scheiwiller, Plumelia (1966). Invece, nel 1968, sarà l’editore siciliano Sciascia a pubblicare l’opera in prosa poetica Le Esequie della Luna.

Il 26 maggio 1969, a 68 anni, Lucio Piccolo muore improvvisamente, lasciando alcune opere inedite. Alcune, non tutte, saranno pubblicate postume da Scheiwiller con i titoli: La Seta (1984), Il Raggio Verde (1993).

Ma oltre ad Eugenio Montale, fu stimato da altri autori e critici italiani e stranieri come Giorgio Bassani, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, Andrea Zanzotto, Dacia Maraini, Silvio Ramat, Maria Luisa Spaziani. Ezra Pound, che definì la poesia di Piccolo “magnifica ed irraggiungibile”.

Nel 1970 nacque la Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella su iniziativa di Casimiro Piccolo per tutelare, dopo la morte del fratello Lucio, il patrimonio culturale, librario, naturalistico e artistico della Villa e della Famiglia. Scopo statutario della Fondazione è di incrementare le attività culturali, con particolare riferimento alla letteratura e all’arte, nonché agli studi agrari (dal sito: https://www.fondazionepiccolo.it/)

Di seguito una selezione di poesie di Lucio Piccolo.

Poesie di Lucio Piccolo

Mobile universo di folate

Mobile universo di folate
di raggi, d’ore senza colore, di perenni
transiti, di sfarzo
di nubi: un attimo ed ecco mutate
splendon le forme, ondeggian millenni.
E l’arco della porta bassa e il gradino liso
di troppi inverni, favola sono nell’improvviso
raggiare del sole di marzo.

Da 9 liriche.


Scirocco

E sovra i monti, lontano sugli orizzonti
è lunga striscia color zafferano:
irrompe la torma moresca dei venti,
d’assalto prende le porte grandi
gli osservatori sui tetti di smalto,
batte alle facciate da mezzogiorno,
agita cortine scarlatte, pennoni sanguigni, aquiloni,
schiarite apre azzurre, cupole, forme sognate,
i pergolati scuote, le tegole vive
ove acqua di sorgive posa in orci iridati,
polloni brucia, di virgulti fra sterpi,
in tromba cangia androni,
piomba su le crescenze incerte
dei giardini, ghermisce le foglie deserte
e i gelsomini puerili – poi vien più mite
batte tamburini; fiocchi nastri…

Ma quando ad occidente chiude l’ale
d’incendio il selvaggio pontificale
e l’ultima gora rossa si sfalda
d’ogni lato sale la notte calda in agguato.

Da Canti barocchi e altre liriche.


Plumelia

L’arbusto che fu salvo dalla guazza
dell’invernata scialba
sul davanzale innanzi al monte
crespo di pini e rupi – più tardi, tempo
d’estate, entra l’aria pastorale
e le rapisce il fresco la creta
grave di fonte – nelle notti
di polvere e calura
ventosa, quando non ha più voce
il canale riverso, smania
la fiamma del fanale
nel carcere di vetro e l’apertura
sconnessa – la plumelia bianca
e avorio, il fiore
serbato a gusci d’uovo su lo stecco,
lascia che lo prenda
furia sitibonda
di raffica cui manca
dono di pioggia,
pure il rovo ebbe le sue piegature
di dolcezza, anche il pruno il suo candore.

Da Plumelia.


Voce umile e perenne

Voce umile e perenne
sommesso cantico
del dolore nei tempi,
che ovunque ci giungi
e ovunque ci tocchi,
la nostra musica è vana
troppo grave, la spezzi;
per te solo vorremmo
il balsamo ignoto, le bende…
ma sono inchiodate
dinnanzi al tuo pianto le braccia
non possiamo che darti
la preghiera e l’angoscia.

Da Il raggio verde e le altre poesie inedite.

Visualizzazioni: 12

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: