Estratti ed Inediti

Estratto da “Eravamo occidente” di Luca Spaggiari | L’Altrove

Stringerò le mie costole al tuo seno.
Sarò sincero quando dico che ti apro le braccia
quando le mie parole suoneranno come una minaccia
quando la Clorofilla verde ci nutrirà.
Con il sole cominceremo a guardare i primi colori d’autunno
a leccare l’umidità sulle foglie
nude
come noi.

Tra i rami cominceremo nuova vita

Adorerò le tempeste e l’acqua sui piedi
l’emergenza del caldo che non si può fermare
lo stupore di essere così vecchio
da non potermi più spostare
e visioni di migrazioni sotto un cappello blu
cento ali che spazzeranno l’inverno
ma quell’Uomo non tornerà.

Tra i rami cominceremo nuova vita

ma dove andrai a cercare un posto migliore
una Prigione migliore

tra i rami.


Ci sono distanze che le parole non possono colmare
nel profumo di brina e nella tua città che l’ha fatta asciugare.
Nei fili elettrici delle candele e tutti i fili che non si possono tagliare
dei piccoli migratori che non si possono spostare.

Mentre io entravo nelle tue ossa.

Ho teorizzato la tua infanzia come Pennac ubriaco
ed ho letto che le stagioni si muovono tagliando nebbia.
Poi ho sparato al postino che non consegna
e legge le mie domande come un otto capovolto.

Ricordo i pomeriggi in cui affittavo il tempo
a cercare scuse poi sparire nell’armadio.
Bruciato dalla luce mattutina
dipingevo angeli con i tuoi occhi e la mia coda.

Mentre io entravo nelle tue ossa.

Dal rogo settembrino cenere alla cenere sulle mani
io respiravo fumo senza morire per amare come cani.
Sorreggevo il tempo che ho fermato
mentre osservavo il tuo volto riflesso non capovolto.

Uccisi il tuo non amore rubato al mio.
Uccisi la tua presenza con il mio oblio.
Regalai profumo alla strage dei sensi
per delimitare anche le minime distanze.

Mentre io entravo nelle tue ossa.

Sarò mandato al cielo e diverrò costellazione
e della luna per i tuoi occhi avrò la proporzione.


Raccogli le mani poi dimmi
se il deserto lo hai affrontato oppure dormi
se nel sottobosco ci sono rovi
se nei tuoi ricordi le porte hanno spine
se i tuoi silenzi ci verranno a cercare.

Io vorrei tu morissi ora.

Io vorrei tu morissi ora così non invecchierai mai
se stiamo toccando il fondo a me basterà
ci sono strade tra i palazzi crollati
sono prove che noi ci siamo passati
e con lame arrugginite ci siamo toccati.

Io vorrei tu morissi ora.


Avresti voluto
che seppellissi il cuore nella sabbia
e liberassi dall’oro l’Africa.

Avresti voluto
che la lotta di classe non mi appartenesse
musicisti e militari io li amassi
a casa tua io venissi.

Avresti voluto
che un patto con lo Stato io facessi
busta paga e pensione io cercassi
debiti e cemento costruissi.

Ho scelto il mare.


Vago oltre ciò che vedo
ladro di una notte scura.
Pauroso, albergo nei tuoi passi
sassi, ricordi o nulla più.

Per non passare questo tempo troppo lontano dall’estate
in una stagione di vento senza pace.

Tu ora non ci sei.
e non c’è nulla di più lungo di una canzone d’amore
per ricordarti il mio nome.

Uomo notte, disabitato, eco e follia
uomo nero senza malinconia
uomo stella muto alla luna
uomo bianco che ride di paura.

La notte lo conserva nelle sue stanze,
ogni luce ne fotografa le distanze.

Tu ora non ci sei.
e non c’è nulla di più lungo di una canzone d’amore
per ricordarti il mio nome.

L’AUTORE

Luca Spaggiari, nato a Modena nel 1979, è un cantautore, musicista, scrittore e produttore discografico italiano e fondatore dell’etichetta discografica Private Stanze. Ha all’attivo numerose pubblicazioni in ambito musicale e diverse ed importanti collaborazioni. La sua principale creatura sono i Fargas, band seminale nella scena indipendente italiana con i quali dal 2002 pubblica 8 dischi. Una pausa solista lo porta a comporre e pubblicare. Nel 2006 pubblica il romanzo “Nozze di Strada”. Autore di colonne sonore, nel 2020 pensa e codirige il docufilm “L’esordio dell’innocenza”, 12 menzioni d’onore in festival internazionali.

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