Poesie ritrovate

Poesie ritrovate: Acruto Vitali, un poeta nell’ombra | L’Altrove

Acruto Vitali fu uno dei maggiori interpreti di quella temperie culturale che tanto animò il territorio fermano tra gli anni quaranta e sessanta del Novecento.

Era nato a Porto San Giorgio il 5 ottobre del 1903 da Primo, uno dei più grandi industriali della zona, proprietario di una fabbrica di ghiaccio tra le più grandi delle Marche, e da Ada Cestarelli. Frequentò l’Istituto Tecnico Industriale di Fermo. Agli inizi del 1926 si trasferì a Milano per studiare musica e canto. Qui fu allievo di Alessandro Bonci, mentre a Roma di Sammarco. L’esordio avvenne nel 1929 ne I Pescatori di perle di Bizet, nel ruolo di Nadir. Negli anni Trenta si esibì come tenore nei maggiori teatri nazionali e internazionali, ma lo scoppio della guerra interruppe le sue attività. Nel 1940 si vide costretto a tornare a Porto San Giorgio, dove aiutò il padre nella gestione dell’azienda di famiglia.
Risulta assai difficile parlare di Acruto Vitali poeta e pittore, senza parlare di alcune amicizie illustri che ebbe nel corso della sua vita e che condizionarono il suo gusto poetico e artistico. Per quanto concerne la poesia, la coltivò fin da adolescente assieme a un suo caro amico, Sandro Penna. Il poeta perugino trascorreva infatti tutte le estati con la famiglia a Porto San Giorgio e proprio sulle spiagge di questa città dell’Adriatico i due fanciulli strinsero una salda amicizia. Vitali, anche in tarda età, raccontava di quello splendido periodo della sua vita trascorso con l’amico Sandro a leggere Rimbaud sulla spiaggia. Fu proprio Vitali nell’estate del 1925 a far conoscere la poesia di Rimbaud a Penna. Spesso i due discutevano anche di letteratura francese, in particolare di Gide e Proust.

Gli amici illustri di Vitali però non si esauriscono qui. Egli parlava infatti dei poeti francesi anche con Ubaldo Fagioli e Franco Matacotta, mentre con uno dei più grandi pittori del primo Novecento, Osvaldo Licini, parlava di Leopardi.
Per il pittore di Monte Vidone (Osvaldo Licini), Leopardi fu un’ossessione. Spesso si recava a casa dell’amico sangiorgese per farsi recitare qualche verso del poeta recanatese e puntualmente al termine di ogni recitazione, affermava che prima o poi avrebbe dedicato al poeta una serie di quadri. Un giorno Licini si recò da Vitali con un piccolo quadro sotto braccio e gli disse: «Ecco qua il mio Leopardi», era un’Amalassunta luna.

Chiusa questa breve parentesi su un altro grandissimo artista del Novecento, continuiamo ad esaminare le amicizie illustri che Vitali ebbe.
Durante il soggiorno milanese, nonostante lavorasse come musicista, mai tralasciò l’amore per la poesia e dalle lettere con Penna sappiamo che in quegli anni intratteneva rapporti con Leonardo Sinisgalli, Giovanni Titta Rosa e Sergio Solmi. Nel 1937 anche Penna si trasferì a Milano, ove lavorava come correttore di bozze presso l’editore Bompiani, in quei tre anni i due si incontravano quotidianamente la sera presso la Galleria Il Milione. Quando Vitali era a Roma per motivi lavorativi lasciava le chiavi del suo ampio e confortevole appartamento a Penna e un giorno accadde un curioso episodio, Vitali tornato in anticipo da Roma trovo la porta dell’appartamento chiusa dall’interno e bussando gli venne ad aprire Umberto Saba, che a sua volta aveva ricevuto le chiavi da Penna. Da questo simpatico episodio nacque un’amicizia tra i due. Dunque, ai tanti amici illustri si aggiunge anche il nome di Saba.
Vitali aveva iniziato a scrivere poesie fin da giovanissimo, la prima di cui abbiamo testimonianza risale all’estate del 1909:

Fui un passero, socchiuso tra le ciglia
d’un alba, a la gronda del cielo.
Ora, conchiglia mi nutro di sole,
e mi muove la luna sulle sabbie nei pleniluni.

In questi anni non si era ancora legato così profondamente alla poesia rimboudiana, ma prendeva a modello i grandi della poesia italiana, in primis Leopardi e Pascoli. Nel 1925 pubblicò sulla rivista «La Lucerna» la poesia La forma della sera:

Quando il vespro adunò l’ombre ed il cielo
fu come il grande specchio della sera,
io vidi profilarsi la chimera
nel colore del tuo pallido velo.

E un tremore m’invase, uno sgomento,
una paura folle e indefinita
quand’io tentai l’indugio delle dita,
in quella forma vana come il vento;

nulla: parvenza della sera azzurra
coi suoi misteri, in giochi di penombra,
intorno al lembo del tuo lieve velo…

Tu mi scuotesti: Senti? Non sussurra
foglia; il silenzio come un fiume d’ombra,
scorre così che noi sentiamo il cielo.

L’onda musicale è prettamente italica, forti sono gli echi pascoliani, ma anche il primo Rimbaud inizia a farsi sentire nella trasmissione di una profonda inquietudine.
Vitali amò e coltivò sempre la poesia, dall’adolescenza sino alla piena senilità, ma della sua attività poetica si curò sempre poco. Non puntò mai a farsi conoscere dal grande pubblico, preferiva recitare i suoi componimenti con gli amici cari. Gli amici erano attratti da lui più come cantore/musicista che come poeta.
Il presente lavoro ha solamente introdotto minimamente l’immensa figura intellettuale di Acruto Vitali, poeta, pittore e tenore. L’obiettivo è quello di far riemergere questa figura dall’oblio e dalle tenebre nelle quali per troppo tempo è risieduta.

A cura di Riccardo Renzi.

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