Giovani Poeti

Giovani poeti: Federico Carrera | L’Altrove

Ci muoviamo sempre alla ricerca di nuovi giovani autori e oggi siamo felici di presentarvi Federico Carrera.

Ventenne e modenese, Federico nel 2019 ha pubblicato la sua prima raccolta dal titolo Frammenti di noia con Edizioni Effetto e sta lavorando ad una seconda pubblicazione. Inoltre ha collaborato, negli ultimi due anni, con il Poesia Festival che si svolge nelle Terre dei Castelli.

Abbiamo fatto alcune domande al nostro giovane poeta ed ecco di seguito l’intervista.

Quando hai iniziato a scrivere?

La scrittura è un’esigenza che sento già da tempo. Ho cominciato a quattordici anni con brevi racconti in prosa e alcune sceneggiature per cortometraggi. Poi ho continuato con la prosa fino ai sedici anni, quando ho scritto – quasi per sbaglio – la prima poesia. Non ho un qualche racconto strano o filosofico di come la poesia mi abbia visitato la prima volta. È solo successo. Sentivo una nuova necessità di creare ritmo con le parole. Da allora, però, tutto è stato diverso. Quest’attenzione alla parola si è riversata anche sulla scrittura in prosa e, in qualche modo, anche su la scrittura delle sceneggiature. E oggi è una necessità di cui non posso – e non voglio – fare a meno.

Che valore ha la poesia nella tua vita?

La poesia è un miracolo. E, come tale, non sempre si compie. Cerco di praticarla spesso, anche al di là della scrittura. Leggo molta poesia – non è mai abbastanza – e cerco di tenermi informato il più possibile su eventi (online, di questi tempi) e pubblicazioni. Credo che leggere poesia sia un esercizio fondamentale per ampliare il proprio sguardo sulle cose, e per cercare di indagare i fenomeni del mondo.

Qual è, secondo te, lo scopo del poeta?

Questa è una domanda difficile. Sono passati i tempi delle missioni civili, del poeta capace di esprimere una visione assoluta e totale del mondo attraverso la poesia. Non so ancora se questo sia un bene o se sia un male. Come ogni scrittore o, in generale, come ogni artista, il poeta dovrebbe cercare di creare un ponte, un varco verso l’oltre. Forse idealizzo, ma l’arte al suo massimo grado deve essere capace, per me, di evadere senza per forza fuggire.

“Se credi di essere un poeta, allora sei salvato”. Disse Gregory Corso. Si sente spesso dire che la poesia sia salvezza, ma da cosa? Riusciresti a dare la tua personale risposta a questa domanda?

Si dice che nessuno si salvi da solo. La poesia è salvatrice, per me, sotto diversi aspetti. Salva dall’arrendersi a non calibrare le parole, a usare un linguaggio piatto, standard, incolore. Salva dal parlare male, e quindi dal pensare male. In generale, allora, salva dal vivere male, perché frequentare la poesia abitua alla bellezza. Abitua a ricercarla in tutte le cose. Ma, al tempo stesso, ti insegna a non dare per scontato il brutto, il male del mondo, il negativo. Insegna, quindi, a dare il giusto peso. Quando, poi, la poesia diventa vera e propria grandezza, salva la vita. Senza poesia il mondo sarebbe decisamente diverso da come lo conosciamo noi. In peggio – e di questo sono totalmente certo.

Di seguito alcuni inediti e una poesia da Frammenti di noia.

Nemo tristis sibi

Qualche volta ci si augura
di perdere traccia di tutto.
Le malinconie della sera
non bastano a saziare
una mente difesa e sola.
Anche per questo (non solo)
si piange e ci si dispera.
A chi giovi o cosa ci sia
dietro alle tende (uno
dice un fantasma, l’Altro
tace un silenzio una profezia)
e tu che prometti di continuare
solo se non ci annoi
con la tua afasia…


Non un passo, non ancora
se il teatro è vuoto e scuro
e non c’è silenzio. Un tavolo
pieghevole da giardino…
altro non manca all’appello.
Ti aspettavamo con ansia
e tu ti sei decisa a partire.


Un passo alla volta, senza
che ce ne accorgessimo,
è cambiato tutto: il vaso
si è spostato, negli anni,
dal mobile al tavolo; si sono
perse le fasce delle tende;
le luci, i lampadari, le vernici
alle pareti: tutto è mutato…
ma di filato, senza averlo voluto.


Pregare la fine alla fine
è tutto in questo. Notte
intanto e buio pesto –
ma una come vale un’altra,
nel corridoio tiepido antico
un soffio silenzioso entra –
ed è tutto in questo, ti dico.


Poe-sia

Con affetto
ti saluto, piangente,
dalla cima di questa roccia
mentre tu te ne vai lontano
e voli, voli via
da me.
Piango ancora
disperato
sopra un cuscino in morbida seta
ma non ci sei tu ad accarezzarmi
la testa
e a tranquillizzarmi
ma solo l’inesorabile vuoto
ormai quotidiano
che mi spezza in due
come il vento fa in tempesta
con le navi stanche.

Da Frammenti di noia

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