Estratti ed Inediti

Anteprima editoriale: “Corsivo” di Sabatina Napolitano | L’Altrove

Ragiona su vita, amore e libri, introducendo immagini di viva concretezza.

Maurizio Cucchi sull’autrice.

Come la moglie

Continuo questo libro di poesia pensando a Nabokov.
Vorrei scrivere
qualcosa che possa accadere pensando
che la parola accade e lanciare un incantesimo.
Potrei in questa lista di cose lanciare incantesimi,
ho chiesto l’ultimo libro della Atwood
e quello dell’ultimo Nobel, Louise sull’Averno.
C’entrano sempre il luogo dove abito e vivo.
La poesia sta nella mia vita da quello che faccio
anche da quello che mangio o che vivo semplicemente.
I fiori del mio giardino sono scritti nei libri
anche i fatti, le esperienze.
Cammino in corridoi mentali con gli occhi
sgranati ed evidenti,
per questo motivo gli lancio un incantesimo.
Voglio prima leggere le poesie di Ingeborg Bachmann,
poi voglio mettere me al posto mondiale che mi spetta.
E voglio che mi ami come una amica dimenticata,
e come una figlia
ma soprattutto già mi ama come una madre
una sorella e come la moglie.


Conservo le tue foto da facebook

Dove presenti i libri e parli agli studenti,
sento le tue dita sulle bibliografie
e i libri rimbombano come in cento
librerie e biblioteche di tutto il mondo.
Conservo le tue pose e le diverse camicie
a volte azzurre, altre bianche
e le giacche leggere o di velluto.
C’è un comodino che non vedo
se non con i tuoi occhi,
dove mi fai leggere sempre
e parli poco, sei lento nelle reazioni.
Ma io quella lentezza la mordo tutta
come se mordessi me prima di dormire.
Ma tu mi mordi anche nel sonno
come chi non ha mai saputo
addentare la vita per i suoi sogni.
Su quel comodino mi hai lasciato una lista
di sensi altissimi per sopravvivere
sia con te, che senza.
Mi hai lasciato lettere che non ho ancora letto
e ogni giorno ne aggiungi mille
come piedi di persone che non conoscono
e camminano a folle
in punti nevralgici della terra.
Ora ti vedo specchiarti davanti a me,
nell’ombra delle tue rughe sento il palpito
delle terre come se fossi un dio degli astri.
Mi popoli come una costellazione
mentre al giornale leggo l’ultima recensione
e i giornali rimbombano una eco della mia voce
ma non è un incubo dove la realtà è pericolosa
è la dimensione della poesia
prolungata del suo centro.
Con questa ventosa dormo con te
amandoti intero, poi la notte
diventi svelto e io ti mangio
come fossi morbido miele e cioccolato.
E ti coccolo come se fossi uscito dalla Bibbia.
E scrivo sul tuo viso le cose che ancora non sai
come in un romanzo dopo l’apocalisse


Il mio profumo e voce

Non sono ancora vecchia, non sono ancora del tutto
spesa nelle presentazioni dei libri e negli anniversari.
Lui parla pubblicamente di due poeti, un uomo e una donna.
L’uomo è vecchio, mi viene in mente che in un altro video
lui ha detto qualcosa su Kafka, su quanto gli piace Kafka.
Il pubblico non dice nulla, muove a scatti le mani
verso il bicchiere di plastica ma è vuoto o sembra avere
poca acqua dentro. Non riesco a sentire il suo fiato,
ma è giovane, porta una giacca. Si tocca i capelli,
ha la pelle liscia, non trema d’emozione
è sicuro di sé, nel suo aspetto di sempre.
Ha un profilo dolce, si stringe la mano.
I suoi voli confusi,
la mia collana con la forma di un origami
il segno di qualcosa di me che cerco in lui.
In quella scrivania ci sono io, vicino a lui
col mio profilo e di nessun altra.
Lui è mio e solo mio,
è ciò che mi fa essere vera
qualcuno mi presenta. Mi sento allo stesso
modo in cui parlo dei libri di narrativa,
la forma del pensiero ora è la stessa dei saggi
e dei romanzi. Mentre alle spalle
ci sono le locandine del premio.
Avevo solo saputo di essere stata invitata,
ma ora mi dicono che il mio volto
appare da un monitor più grande, sono io.
Quella mattina che sparecchiavo i tavoli,
il giorno che non mi sono più sposata,
gli esami persi e l’infanzia.
Ricordo sotto miei profili
cose che non hanno più importanza,
una donna presenta le mie poesie.
Guardo il mio profilo dal monitor
e con una parte di me la ascolto parlare.
Quella donna non sa niente dei suoi occhiali
non sa niente della mia vita con lui
di quando gli lavo le camicie e piango
non sa niente della vita ma ora legge le mie poesie
davanti a tutti.


Concidenze poetiche

Mille stimoli mi vengono incontro
ma devo dirvi chi sono quindi li faccio zittire.
Prima che nascessi un poeta ha redatto una rivista
si chiama “Scarto minimo”, il poeta è Mario Benedetti.
Io sono nata l’anno della caduta del muro di Berlino
a Maggio, il 14 maggio 1989,
in una isola di un arcipelago a nord della Sardegna
che si chiama La maddalena.
Come l’amante di Cristo.
Allora mi sono impegnata a scrivere
saggi, recensioni, racconti sia sulla regina di Saba,
sia sui weekend, anche sulla Maddalena nell’arte.
Tina, che è il diminutivo del mio nome,
significa “there is not alternative”.
E Napolitano richiama in italiano l’ano
come tutti i cognomi italiani che finiscono con -ano.
Quindi mi sono impegnata a scrivere
saggi, recensioni, racconti con tutto ciò che derivava
dai “poli”, da “polarità” o dai “berretti”
come “bel” e “retti”.
Un poeta storico triestino ha cambiato nome in Saba,
mia madre è nata lo stesso giorno di Maria Luisa Spaziani.
Mio fratello si chiama Antonio,
un poeta storico ha cambiato nome in Antonio Porta.
Antonella Anedda ha vissuto a La Maddalena.

L’AUTRICE

Sabatina Napolitano

Sabatina Napolitano (La Maddalena, 1989) è una poetessa, critica letteraria e blogger italiana.
Ha vinto diversi concorsi nazionali, è stata nella giuria del Premio Nabokov e recensisce autori di poesia, narrativa e saggi sul sito ilgiornaleletterario.it. Ha pubblicato su diversi siti dedicati alla letteratura come Poetarum Silvia, Arcipelago Itaca, Poesia ultracontemporanea
La poesia e lo Spirito, Poesiadelnostrotempo, Nazione Indiana e altri.

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