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Recensione: “Al di qua di noi” di Paolo Pistoletti | L’Altrove

In questa sua nuova raccolta, Paolo Pistoletti ci ripresenta la sua lirica in un discorso attento ed elaborato.
Al di qua di noi (Arcipelago Itaca, 2023) è una raccolta che affronta diverse tematiche in tre parti, suddivise a loro volta in brevi sezioni. Dentro e fuori la casa apre l’opera ed è moto lento tra assenze e vita. Pistoletti si ritrova in un viaggio ciclico, questi suoi versi sono dolorosi e vissuti, fermi, invitano il lettore a sentire i rumori, a guardare e respirare la calma e l’immobilità.
La casa, il ricordo, gli affetti non più presenti, la natura, sono temi che qui si mischiano, ogni parola si incastra con l’altra in dialogo, in un cerchio che si apre e chiude, sempre con un’attenzione particolare.

Mi manchi all’appello mia dispersione tra gli innumerevoli.
È l’ora di non esserti più.

È l’ombra di andarsene.

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Scrive Pistoletti nella prima poesia della raccolta, poesia che si apre con due versi: Io che poi la strada/prende il mio posto. Due soli versi ci mostrano come tutto il libro sia un viaggio. La strada, tra partenze e ritorni non è un rettilineo, ma un percorso costeggiato da tante vite, in cui anche foglie e rami esistono quasi come umani, così come gli ambienti, le case e le mura. Dunque questi luoghi sono presenti, in assenza di altro ed altri.
L’assenza è infatti uno dei temi che permeano tutta quanta la raccolta.

Adesso che in nessun posto sei
porta
i fiumi i prati negli occhi, la terra
porta della morte
il cielo della vita, l’aria porta
della nostra
casa da sogno.

ed ancora

ricordati di chi
sta da qui
dentro questa
strana presenza, che noi
ti siamo.

È una vita sospesa, un’esistenza in ricordo, nell’insistere a continuarla. Ce lo dimostrano questi versi, ma anche tutto ciò che circonda il poeta è in eterna attesa:

Ecco io credo
acqua fuocherello fuoco così tanto
che quasi ci sei.

e più avanti

Ma solo
un campo d’erba che ti sfiora
e non ti sfiora mentre ci sei
e non ci sei.

Chi manca? Sicuramente una figura cara e centrale; l’affetto è in ogni composizione, in ogni poesia risiede l’autentico sentimento.
Così è per la successiva sezione “dentro il tuo gennaio”.

Nella nostra casa ci sono
libri sedie quadri fatti
che non ti riguardano più
tu non sei tu dove non sei.

Non è stato semplice starsene
nella nostra casa piena di spazi vuoti
non lasciare questo recapito
fino a questo
punto qui.

E se tu non sei tu ma un altro io
allora faccio
le storie come i bambini.
Allora punto io i piedi
per restare.
Lo so che è spaventoso
ma rispetto a te io sono qui
io sono qui.

Mentre manco a dirlo
è autunno per sempre.
Mentre manco a dirlo
è come al solito
che tu farai un altro giro
da qualche parte
a rimettere l’ora
che non ci sei.

Un’infantile tenerezza ricopre questa poesia, le precedenti e le successive.
Questa è la sezione più consistente, in cui è il freddo invernale ad essere padrone dei versi.
Ci conquista il mondo poetico di Pistoletti e il suo perpetuo discorso con se stesso e con l’assente.
C’è il tempo che scorre e c’è un’immobilità fredda fatta di oggetti, che finiscono per sovrapporsi ad età e persone. Troviamo ricordi di un Paolo bambino, l’infanzia nei colori, nei gesti, del padre e della madre, dei nonni ed ancora negli odori, in questo calore che ora, nel presente, sembra spento ed inesistente.

A seguire ovunque mi porti, interludio della casa alla stazione, interludio della casa della febbre prima di Hannover sono tre sezioni che trattano del viaggio fatto prima in un auto e poi in treno. Ancora una volta ci viene presentato il padre del poeta, questo attaccamento verso lui in ogni descrizione. E con il poeta ci ritroviamo in quella stessa auto, in quello stesso viaggio del 1980:

Dai nostri maglioni portati
come allora davvero da lì
come un tempo dalle spalle
fino a dentro che io mi ricordo di noi due
in auto
le quattro stagioni di Vivaldi
ma di più l’inverno in fondo
a quell’anno che tu sei
al volante.

Le altre due sezioni, invece, raccontano del viaggio verso Hannover; una narrazione che si svolge dentro la carrozza del treno. Il leitmotiv del ricordo domina anche questa parte del libro, il poeta fa rivivere le ambizioni e i dubbi, i sogni e le emozioni provate prima e durante la partenza: Chissà se esiste davvero / il nostro posto / ci chiedevamo come / da altre vite, scrive.

Chiude la raccolta Ancora un predulio, che contiene tre testi. È la sezione del ritorno, la sua stagione è sempre l’inverno, ma “niente dura”, né corpi e nemmeno sogni. Anche il treno è ora un’ombra, un’ombra che si perde per lasciare spazio al nulla ed alla solitudine o ad un altro io al posto di quello passato ed assente.

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L’AUTORE

Paolo PistolettiPaolo Pistoletti lavora nella biblioteca comunale di Umbertide. Terminati gli studi in Giurisprudenza e in Teologia ha continuato ad approfondire i contenuti di alcune correnti spirituali d’oriente e d’occidente, ampliando, allo stesso tempo, la sua ricerca poetica. In poesia ha pubblicato Legni (Ladolfi Editore, 2014 – Premio “Oreste Pelagatti” 2015), il libro d’arte Borgo San Giovanni (Fiori di Torchio, Seregn de la memoria, 2018) e Al di qua di noi (Arcipelago Itaca Edizioni, 2023). Nel corso degli ultimi anni suoi contributi, sulla poesia e la parola, sono stati pubblicati da Fara Editore e dalle Edizioni CFR. È stato condirettore della collana di scrittura, musica e immagine “La pupilla di Baudelaire” della casa editrice Le loup des steppes.

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