Estratti ed Inediti

Estratto da “Milonga” di Paolo Birolini | L’Altrove

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CITAZIONE

Come un sasso pesante
è diventato il cuore,
tanto che pensa a scrivere
le poesie melense,
sapendo che non muore
per strofe troppo intense:
“l’alba è un gioco di trina,
la morte è più lontana, più vicina.”

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CHI APPARTIENI?

A chi appartieni e chi ti ha generato?
Chi l’ha fatta la neve, chi la nebbia,
chi ha disposto il creato?
E chi ha pensato al figlio,
chi al volto della perdita, al non nato?

Così nel buio ti faccio le domande,
ti dico che è difficile parlare,
complicata la favola del tempo,
la guarigione, il lampo
che mi resta, il guardare.

Guardo e mi cresci, guardo e mi consoli.
Stiamo insieme da soli.


Pioverà di nuovo,
non avremo ripari stavolta.
Dovrò farti da portico,
farmi arco, rifugio, salvezza.
Ricordarmi del mare,
di quando ti salvai
dalle buche improvvise di Licola,
mentre le madri dentro le cabine
pensavano ai costumi della terra,
a cosa avrebbero fatto di me,
al dolore da darmi.
Dunque, sono preparato
alla tempesta prossima
e alla prossima ancora.
Che pure adesso il tempo
è una buca flegrea:
profonda e inaffidabile.
Io sarò l’arco e il prologo,
il mago e il sodalizio,
un portico a coprire la discesa.


AVE VERUM CORPUS

Ave verum corpus,
ogni segnale lanciato
diventa un segno
e tu sei vero e cadi,
sei più vero e decadi.
Ma piano, che non sembri un’attitudine,
che non sembri
di spine il cammino rotondo.
Resti la voce un dardo, una ferita
per cui trascorre il vento.
Restami solo, corpo.
Solo corpo, doloroso e inattuale,
lento a scendere, sorpresa
del mattino e lista vertiginosa.
Sorpreso dal mattino, sussulta
ancora un attimo, corpo dolente,
ancora un volto dona, una volta,
per sempre.


PERDUTO LO PENSAMMO

Questo fanno i poeti a questo punto,
trovano amici, caricano il mondo
di cento solitudini immorali.
Sanno di sé, convivono
col finale infinito, col presunto
colpevole. Rotondo
questo sguardo pirata, questo
canto che passa e nomina. Perduto
lo pensammo e arrivò.
Ci sorprese e divise
ogni parola. Ogni benedizione.

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L’AUTORE

Nato a Napoli nell’aprile del ’59, Paolo Birolini si è laureato in Letteratura Italiana con una tesi su Dino Campana e il Cinema. A 25 anni si è trasferito in Emilia, dove vive e lavora. Suoi versi sono in varie antologie e riviste, tra cui “Poesia” di Crocetti. Nel 1987 ha pubblicato “M’hanno cresciuto dei” (Ed. Del Leone). Nel 1988 vince il premio Lerici-Pea per l’inedito. Successivamente ha pubblicato “Canzoni”, con Pulcinelefante, di Casiraghy e ha dato vita alla rivista di poesia, “Iduna”, che ha pubblicato testi dei migliori autori italiani e internazionali. Con l’avvento del terzo millennio ha interrotto le attività pubbliche e ha stampato in proprio e per una ristretta cerchia di amici una serie di testi confluiti poi, nel 2017, nell’antologia “La mano felice – Poesie 1987/2017”. Sempre nel 2017 ha cominciato a scrivere i propri versi direttamente on-line, sulla sua pagina Facebook, condividendo sul social sia la scrittura “in diretta” che il lavoro di modifica successivo.

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