Estratti ed Inediti

Inediti di Gianmarco Parodi | L’Altrove

Voi

Siete le sostanze primitive,
le carezze, gli occhi.
Siete i nervi saldi
e le fiaccole nel tumulto.
Le disuguaglianze
e le guerre senza rivali,
le tane delle vipere,
i sogni a scadenza.
Siete una parte
in un mondo senza divisioni,
dove noi non abbiamo terra
se non la vostra.
Siete le solitudini di cui sopra.
Ci raccontano del vostro passo,
delle vostre gesta
ma mai dei vostri dubbi.
La vostra mano è sempre alzata.
Sulla punta delle dita avete il potere
del disappunto, della correzione,
dell’indifferenza che cade
in controsenso, silenzio, invidia.
Siete il rifugio degli anni più delicati,
poi la prigione, poi l’umana nostalgia
di tutto ciò che pensavamo fosse stato
e in realtà non è mai accaduto.


Chiamami,
luna cuneata di squame,
astuccio intrecciato sul dorso,
chiamami a proteggerti le ali ramate
o dorate ma chiamami di notte,
e mi trasformerò nel chi vuoi.
Adoro le sveglie, le chiavi che tintinnano
e se mi chiami saprò farmi anche treno
volante o sottomarino o supersonico
gioiello da farti pervenire tra le mani
un circo di petali in fiamme
da durare tutta la notte.


N. 3

Siamo lo scoppio del fuoco,
che sale compresso di vertigine.
Artificio verticale,
dipinto in aria libero.
Sei la fiamma che riceve
e l’eco, pioggia,
scintilla tra le mani.
Fermo, sguardo verso l’alto,
vieni attimo, istante,
battito che dilata,
mi avvolge e si ritira.
Io sono sostanza e tu energia,
che si raccoglie, s’avvicina
e poi mi sfiora.
Io aria e tu reazione,
la frazione di secondo,
e poi lo scoppio.


Amo camminare
sui passi dei passi
dei piccoli passi
risolini felici
piccoli passi
di te che mi guardi
dal basso con quelle
mani d’insetto che hai
e mi accarezzi curiosa
senza sporcarti
e nemmeno sporcare
i miei passi
di prima di te.


Mi chiamano alla presenza di me,
inizia il processo verso ciò
che ho esistito.
“Occorre ritirare le accuse,
a volte, come i panni la notte.”
dico.
“Essere incide sul senso del credere
e l’invidia sul senso del dovere.”
ribattono.
Le mie risposte sono muri
andati in pasto alle radici.
“Io esisto nelle sfere,
nelle foglie disperate dal vento,
per esempio.”
“Siamo sempre più distratti
dalle paure degli altri.”
rispondono.

La seduta è tolta.

L’AUTORE

Gianmarco Parodi è nato a Sanremo nel 1986. Si è diplomato a Torino al master della Scuola Holden di Alessandro Baricco. Conduce laboratori di scrittura su Italo Calvino e passeggiate narrative tra i luoghi dei grandi autori del Ponente Ligure. Tra i suoi romanzi ci sono Tria Ora (Demian, 2010), Oblio (Zona, 2011, Premio Città di Ventimiglia), Cave Canem (Demian 2020). Ha vinto alcuni premi di poesia nazionali tra cui Ossi di Seppia, Cairoli, ed è stato sul podio al Beppe Salvia. Le sue poesie sono apparse sulla rivista Atelier (con editing di Giovanna Rosadini) e sul settimanale Robinson, su La Repubblica invece, un suo racconto. È infine fondatore del Vivaio del Verso, collettivo di poeti sanremesi ed è ideatore del progetto Scrittori Selvaggi.

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