Estratti ed Inediti

Estratto da “Complicazioni di altra natura” di Gianni Mercantoni | L’Altrove

IN FONDO AL CORRIDOIO (Ricoveri d’urgenza)

La finestra restava spalancata
sul piazzale pieno di edera,
era appena piovuto e trasudava
molta condensa dai muri.
Il sole ancora colava dietro le recinzioni
e le ore ritagliavano lenti i minuti
che si scomponevano rovinosi sulle grate.
Sentivo le mani staccarsi dal corpo,
il tempo diveniva una spia accesa
sui folti piloni che sembravano statue stanche.

Eravamo sottili federe bianche
stese all’aria supplichevole della notte,
e non bastava uno strappo
a farci scordare che eravamo nati vivi
nel reparto dell’esistenza,
che una volta fummo ricoverati d’urgenza
nella camera in fondo al corridoio
e che poi vi respirammo dentro
ogni giorno, come esseri dimenticati
che non fecero più ritorno.


TEMPI DURI

I tempi in fondo sono sempre stati duri,
scheggiare le mani per il pane,
nutrire e nutrirsi.
Vedersi arrivare la morte con la sua scure,
pregare per i vivi,
contare i decessi e le morti premature.
Avere da fare o non avere da fare,
il duro rituale di sempre,
dell’imminente catastrofe da sventare.

E vivere fa il male, che uccide sempre
come se l’ossigeno non servisse più a nulla;
noi abituali conservatori di retorica
nella sua forma ipocrita, servitori allucinati
dentro una macina instancabile,
protagonisti improvvisati di questa esasperata
esibizione delle lacrime.

Tutto un belvedere che si schiude
davanti agli occhi, e non vedere
di che fine al vivere tocchi.


ALL’ORIGINE

È tutto qui quello che abbiamo;
i meteoriti sembrano essersi
sommati all’odio umano,
le carovane hanno sacrificato
le loro ultime gocce solenni
nel campo addormentato dei ruderi.

Soltanto la fine coi suoi piedi scalzi
vorrebbe camminare sopra questo orrore
che sempre appare davanti.
Solo l’altrove, nell’illuminazione istantanea
di un movimento, vorrebbe dondolare ancora
trafitta al mio fianco.

Slacciare con le mani le corde dei muscoli
fino ad oltrepassare ogni espressione,
vedere dove l’acqua dalle fioriere scava
il condotto di una sola inclinazione,
nella stesura di una movenza
che riconduce alla vacuità dell’esistenza.


TERRE BIANCHE

Berrò dall’amarezza di questa terra
troppo stanca, le lampare navigano
piene di terre bianche
sulle praterie di inutili estensioni.
V’è una somma di indicazioni
che demarcano l’ombra del passato
e tu smetterai di incutermi timore,
riconoscerai che il tempo è soltanto
una sensazione fra le reminiscenze,
che questa essenza termina in uno scavo
in cui cedono le nostre percezioni.

E non ho paura di ritrovarti come sarai,
resterai per me l’ultima figura nemica,
varcherò ogni attimo indecifrabile
perché tu possa riavere le tue dita d’oro,
le terre saccheggiate nel fuoco,
le nostre solitudini stropicciate
tra le pagine annerite in un rogo.


SOPRA LA VITA

Gli antichi scorci nascevano
dalla coda raggelata di marzo,
scendevano su una strada del centro
e gli orli si aprivano dai sedili
seppelliti fra gli oleandri.
Le persiane – con meraviglia – lacrimavano
una luce verde dal fondo delle regressioni serali,
la notte rispecchiava l’anello angoscioso
dei lumini opachi
e il giorno tornava ai suoi fruscii,
alle correnti insaponate e spumose.

Era stanco quel lamento di sbriciolare
come un ferro bollito nell’olio,
il terreno sfilava incolto all’apparenza
di uno spasmo addomesticato.
Sui boschi assetati una cometa spargeva
la sua materia grigia e sottile,
non v’era più spazio per l’eterna risalita,
ma gelida al tatto continuava
ad appoggiare la pietra sopra la vita.

L’AUTORE

Gianni Mercantoni

Gianni Marcantoni, classe 1975, nasce nelle Marche a S. Benedetto del Tronto, e vive a Cupra Marittima. È laureato in Giurisprudenza ed ha un impiego. Scrive versi dal 1991 ma inizia a pubblicare dal 2008 su alcuni siti internet dedicati alla poesia. Delle sue liriche vengono selezionate all’interno di alcune antologie poetiche edite da Aletti, in quella dei Poeti contemporanei – 73 (Pagine) e su “Pagine di Arte e Poesia” (Accademia dei Bronzi). Nel 2017 viene inserito nella Enciclopedia dei Poeti Contemporanei Italiani (Aletti).
Riceve il Primo premio al Concorso letterario Int.le “Versi d’agosto”, Vallefiorita (CZ) sia nel 2014 con la poesia singola “È la notte la sua cupola”, sia nel 2017 con la silloge edita “Orario di visita”.
Tra il 2015-2019 ottiene diversi premi e menzioni, nella sezione volume edito, in vari concorsi letterari nazionali ed internazionali (Giovane Holden, Corona, Sellion, S. Maria in Castello-Vecchiano, Leandro Polverini, Gaetano Cingari, Giovanni Pascoli – l’ora di Barga, La Pania, Gadda, Visconti, Il Sabato del Villaggio, Michelangelo Buonarroti).
Due poesie sono state pubblicate nel blog “Poesia, di Luigia Sorrentino, Rainews”. Altre pubblicazioni appaiono su “Poesia ultracontemporanea”, “Apparenze”, “L’Altrove – Appunti di poesia”, “Il Visionario”, “Inverso – Giornale di poesia”, nonché in vari cataloghi d’arte.
Le sue raccolte sono: “Al tempo della poesia” (2011, Aletti), “La parete viva” (2011, Aletti), “In dirittura” (2013, Vertigo), “Poesie di un giorno nullo” (2015, Vertigo), “Orario di visita” (2016, Schena), “Ammessi al paesaggio” (2019, Calibano), “Complicazioni di altra natura” (2020, puntoacapo).

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