Estratti ed Inediti

Inediti di Adriana Oniță | L’Altrove

STRIGOI

A Marisa Leo, Nina Courtepatte, Alexandra Măceșanu,
Giulia Cecchettin, Mahsa Amini, a tutte noi

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Inima lui a fost vie
cand i-am luat-o din el.
Am bagat-o într-o pungă de un leu de celofan.

Il suo cuore batteva ancora
quando gliel’ho tolto.
L’ho messo in un sacchetto di plastica.

**

Un uomo sorge din mormântul lui.
Un uomo, mort sau viu.

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Am spus să mergem la cimitir.
Am mers la miezul nopții.
Eu merg la orice oră din noapte la cimitir
și nu mi-e frică.

Ho detto: andiamo al cimitero.
Siamo andati a mezzanotte.
Io vado al cimitero a qualsiasi ora.
Non ho paura.

**

Un uomo mi segue ogni giorno.
Lui dice, è una coincidenza.
Cammina nell’acqua per raggiungere
il posto dove dipingo un descantec.

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Nu mi-e frică.

Non ho paura.

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Un uomo ci mette dieci anni per morire
Ho i suoi zigomi alti.

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La 12 noaptea l-am dezgropat
În cinci minute s-a schimbat la față,
era roșu, barba începuse să-i crească.

A mezzanotte, l’abbiamo dissotterrato.
In cinque minuti, il suo volto era cambiato.
Rosso. La sua barba aveva cominciato a crescere.

**

Strig. Un uomo dice nu striga.
Non gridare.
Nu sunt strigoi.

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Am găsit sânge proaspăt pe partea stângă,
în colțu’ gurii. Când l-am tăiat,
înăuntru avea baltă de sânge.
Sânge proaspăt, neînchegat.

Ho trovato sangue fresco all’angolo della bocca,
al lato sinistro. Quando l’ho aperto,
c’era uno stagno di sangue dentro.
Sangue fresco, non coagulato.

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Un uomo ci mette dieci anni per morire
dopo che muore.
Mi avvolgo con trecce di aglio.

**

L-am tăiat cu furca pe piept
și i-am luat inima.

Ho tagliato il suo petto con un forcone
e ho tirato fuori il suo cuore.

**

Un uomo taglia generazioni intere.
Tata, tataie. Taie.

**

Îi desfaci coastele ca să poți să-i iei inima,
că altfel nu ai cum.

Devi aprire le costole per estrarre il cuore.
non c’è altra via.

**

Un uomo, mort sau viu,
a Jilava, Wedgewood, Cefalù.
Ha importanza dove?

**

Am dus inima la o răscruce.
Am făcut focul și înfipt-o în furcă.

Ho portato il cuore a un incrocio.
Ho acceso un fuoco. Forcone nel cuore.

**

Seppellisco i miei uomini cu o piatră în gură,
un pezzo di ferro sotto la lingua.

**

Am venit acasă.
Am făcut focul în bătătură pe tablă.
Am făcut-o scrum.
Am pisat-o și am făcut ceai
și i-am dat fetii să bea. (1)

Sono tornato a casa.
Ho fatto un fuoco su una tavola di metallo.
Ho ridotto il cuore in cenere,
l’ho macinato, ho fatto un tè.
Poi l’ho dato da bere alla ragazza.

**

Nota dell’autrice: La forma di questa poesia dovrebbe essere: romeno sulla sinistra, italiano sulla destra e un mix ibrido nel mezzo.

(1) Dal testimonio di Mircea Mitrică sul disotterrare uno strigoi.

LĂMURIRE / CHIAREZZA

Mi avvolgo con trecce di aglio.
Maggio. Giugno. Luglio. Agosto. Settembre.
Gesso. Velo. Sudario. Guaina. Descântec.
Ogni giorno porto la poesia all’incrocio.
Faccio un fuoco. Riduco la poesia a cenere.
Lo macino. Faccio il te. E lo bevo.
Dopo Strigoi, non ho scritto nulla.
Bolle nella mia costola.
Si coagula nella mia gola.
Mi avvolgo con trecce di aglio.

**

Mai. Iunie. Iulie. August. Septembrie.
După Strigoi, n-am scris niciun cuvânt.
Certo, dispongo i tulipani freschi nel vaso.
Lascio entrare la luce nella sufrageria.
Un pezzo di ferro sotto la lingua.
Bevo il tè di cenere. Aspetto.
Una poesia ci mette mesi per morire.
Dopo che muore, mă acoper
cu funii de usturoi împletite.
Non basta.

**

Una poesia non è sempre catarsi.
È tomba, velo, nodo, sudario, sutura.
Maggio. Giugno. Luglio. Agosto. Settembre.
Un uomo ci mette dieci anni.
Per morire, dopo che muore.
Nu mi-e frică. Non ho paura.
Adevărul este că am venit acasă.
Am făcut focul în bătătură pe tablă.
Io ho ridotto il cuore in cenere
Io l’ho macinato. Io ho fatto il tè.

**

Am dereticat prin casă.
Am citit cuvintele altora.
Septembrie. August. Iulie. Iunie. Mai.
Am făcut mamaliguță.
Am aprins lumânări.
Am muncit cu râvnă, lucrat cu zel.
M-am și îmbrăcat în ia stră-stră bunicii.
Iar, cuvintele, scrum, praf în burtă.
Uno strigoi ci mette decenni per morire.
Se muore.

**

Nota dell’autrice: Questa poesia è scritta nella forma di un crocevia, con quattro quadranti: uno in italiano, due in italiano/romeno, e uno in romeno.


ȘAHID شهيد

“Mentre prepari la colazione, pensa agli altri.”
—Mahmoud Darwish

Oggi ho imparato una nuova parola.
Șahid شهيد
Testimone

Martor / Martir
Una sola lettera ci divide.

Colui che sa / Colui che sa la verità

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Reem — due codine, una risata azzurra
quando tuo nonno Khaled ti lanciava in aria.

Hind — due codine, intrecciate con fiori di mandorlo.
Una voce sottile al telefono: vieni a prendermi, vieni.

**

Israele uccide cinque bambini a Gaza ogni ora.

Tu mi dici: This line isn’t necessary.
Una poesia dovrebbe essere un rifugio.

Un rifugio dovrebbe essere un ulivo storto.
Un mandarino in fiore all’ombra del quale
due bambine giocano insieme.

Non il campo per rifugiati
dove la bomba israeliana ti ha ucciso, Reem,
mentre dormivi con tuo fratello Tarek
tra le braccia di vostra madre,
nella notte in cui hai pregato
tuo nonno di trovarti un mandarino.

Non la macchina con la quale sei scappata, Hind,
insieme allo zio, alla zia e ai cugini,
dove sei rimasta intrappolata,
circondata dai parenti morti,
la macchina in cui è stato trovato anche il tuo corpo
12 giorni dopo la tua chiamata disperata,
a pochi passi dall’ambulanza
mandata per salvarti.

**

Tu mi dici: Focus on your son, Rafael.
Pensa alla tua famiglia.

Io: Israele ha ucciso 12.660 bambini in 134 giorni.

Se tu dovessi andare a un funerale al giorno
per ogni bambino ucciso a Gaza,
scriveresti 27 anni di elegie quotidiane.

**

Reem, ti ho disegnata a memoria.
Tuo nonno cercava di aprire i tuoi occhi.
Lei è l’anima della mia anima, diceva,
baciando le tue palpebre polverose.

Su una spiaggia, cinque chilometri
di vestiti per bambini:
ogni capo di abbigliamento,
un bambino ucciso a Gaza
con armi americane,
tedesche,
britanniche,
canadesi,
francesi,
romene
esportate in Israele.

Non appartiene a una poesia, lo so.

**

Reem, tuo nonno ti ha trovato un mandarino.
Rafael lo conserva sulla tavola della colazione.

L’AUTRICE

Adriana Oniță (adrianaonita.com) è nata in Romania, cresciuta in Canada e adesso vive in Sicilia. Scrive in inglese, rumeno, spagnolo, francese e italiano, a volte mischiandole. Le sue poesie multilingue sono state premiate e pubblicate su varie riviste in Canada ed Europa, fra cui The Globe and Mail, Tint Journal, e CBC Books. È l’autrice di due libri chapbook di poesia, Misremembered Proverbs (above/ground press, 2023) e Conjugated Light (Glass Buffalo, 2019). Nel 2016, ha fondato The Polyglot, una rivista e casa editrice multilingue che ha pubblicato le opere di oltre 220 poeti, scrittori, traduttori e artisti in più di 55 lingue. Adriana insegna, traduce, organizza eventi culturali, e lavora come direttrice editoriale al più grande premio di poesia al mondo, the Griffin Poetry Prize. Recentemente, ha partecipato al podcast “Attraversate: crossing linguistico letterario al femminile” per la Biblioteca delle Donne di Bologna.

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