Non era previsto che sopravvivessimo

Non era previsto che sopravvivessimo: Eucheria | L’Altrove

Eucheria fu una poeta latina attiva tra la fine del V e l’inizio del VI secolo d.C.
Insieme a Sulpicia, possiamo affermare che fu un raro esempio di satirica romana al femminile.

Sopravvivono poche notizie riguardanti la vita e l’opera di Eucheria, ma è giunta fino a noi una sua poesia. Si tratta di un epigramma che mette in ridicolo un corteggiatore di classe inferiore. Il poema è composto da 16 distici elegiaci, quindi 32 versi, che giocano sul tema del corteggiamento tra classi con la giustapposizione di oggetti di alta e bassa qualità, come una “nobile tunica punica e un terribile straccio ispido”.
L’uso di certi termini nel poema suggerisce che la poeta potrebbe essere vissuta o provenire dalla Gallia, in particolare dalla corte dell’Aquitania. Tuttavia i tentativi di identificarla con donne storicamente attestate di nome Eucheria attive nella Gallia tardoantica sono stati inconcludenti.

Di seguito il carme:

Fili dorati che risplendono armoniosamente di prezioso
metallo a cumuli di setole voglio congiungere; seriche vesti
e tessuti laconici splendenti di gemme a pelli di capro
voglio porre a confronto…
Nobile porpora ad orribile lana si unisca; si metta insieme
a pesante piombo splendente gemma; adesso, privata
del suo splendore, sia una perla a rifulgere rinchiusa in
scuro acciaio; e così in lingonico rame sia incastonato
uno smeraldo; adesso alle pietre sia avvicinato il giacinto;
a rupi e mole si dica simile il diaspro e scelga ora
la luna le tenebre infernali.
Adesso vogliamo anche che gigli siano uniti ad ortica e
funesta cicuta si stringa intorno a rosa purpurea.
Ed ora al tempo stesso decidiamo, disprezzati i pesci,
di non considerare affatto le delizie del vasto mare.
Dell’orata si innamori il rospo, il sassatile della serpe, e
allo stesso modo adesso la lumaca sia oggetto dei
desideri della trota.
Aristocratica leonessa si accoppi a spregevole volpe e
scimmia accolga nobile lince; si unisca ora cervo ad asino
ed ora tigre ad onagro, si unisca al lento bue
l’antilope veloce.
Scuro succo di silfio avveleni ora nettareo vino di rose
e miele adesso sia mescolato con amaro fiele.
Limpida acqua uniamo a baratro fangoso; mescolata allo sterco scorra fonte irrigatrice.
Rondine di buon augurio si trastulli con funesto avvoltoio
ed ora col gufo di malaugurio canti l’usignolo; triste civetta
si accompagni a chiara pernice e unita al corvo
giaccia la bella colomba.
Tutte queste mostruosità stravolgano l’ordine naturale con
conseguenze sconosciute; allo stesso modo Rustico, proprio lui, un servo, osi desiderare Eucheria.

Dalla poesia possiamo dedurre comunque che Eucheria provenisse da una famiglia aristocratica gallo-romana. Il rifiuto al pretendente viene condotto in versi in mariena satirica, divertente e pungente, con accostamenti impossibili vino di rose – amaro fiele ad esempio, o ancora Dell’orata si innamori il rospo, il sassatile della serpe, e
allo stesso modo adesso la lumaca sia oggetto dei
desideri della trota.

È chiaro dunque che la poeta avesse un bagaglio culturale non indifferente, che sapesse usare vocaboli ricercati, riferimenti ad autori latini e greci, ma anche parole comuni unendoli in maniera esemplare. La poesia è dunque un esempio di ribaltamento della classica elegia amorosa latina, o di quel topos letterario che vede le donne innamorate e conquistate.

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