Estratti ed Inediti

Estratto da “Le ore del terrore” di Simone Consorti | L’Altrove

La poesia di Simone Consorti è poesia dotata di grammatica e di struttura rigorose nel gioco serissimo di rime e di sberleffi, di citazioni e di osservazioni lasciate e lanciate, sassi nello stagno e sassi a memoria, con apparente noncuranza. È un tratto che unisce sapienza (e se non certo la Sapienza dei libri sapienziali, senz’altro quella delle scritture smascherate e spogliate di intenti manipolatori e di controllo) e creatività. Sapienza e creatività duettano anche in questa raccolta, spogliate, non francescanamente, ma con un understatement intenzionale e irridente, di qualsiasi retorica, e per questo ancora più incisive.

Sono testi nei quali Consorti fa conversare la “grammatica della fantasia” di Rodari con lo spiazzamento elevato a metodo di conoscenza, lo spiazzamento perseguito e realizzato magistralmente da autori svizzeri di lingua tedesca.

Dalla prefazione di Anna Maria Curci.

Alla frontiera

La guardia di frontiera
ha detto che non sono io
e che neppure mi assomiglio
tantomeno mi potrei spacciare
per mio padre o per mio figlio
Mi intima di restare fermo
e per convincermi
mi mostra uno schermo
che qui chiamano specchio
Gli altri passano e mi guardano
facendo di no con la testa
Devo essere una brutta persona
se sono l’unico che resta
Mi studio di nuovo sul mio documento
ma la guardia mi spiega che è vecchio
e lo straccia
fissandomi con la mia faccia


È da un po’ che non scoppiava la Terza guerra mondiale

È da un po’ che non scoppiava
la Terza guerra mondiale
e che Daniela non mi faceva
così male
È tutto colpa sua
sua sua sua
Senza di lei
non avrei avuto tanta bua
Colpa sua e dei politici
e dei sindacalisti e dei giornalisti
e dei poliziotti e degli operatori ecologici
e dei ladri e dei magistrati
che sono tutti della stessa pasta
è colpa degli immigrati e della casta
È tutta colpa vostra vostra vostra
Senza di voi la mia Terra
sarebbe una splendida giostra


Un altro naufragio

È così lontana l’altra costa
quando la salvezza
è in direzione opposta

Non conosceremo la sua faccia
né le nostre braccia
riusciranno mai a stringerlo
Noi che lo aspettavamo
per respingerlo


XXVIII.

Il più bello dei mari
è quello dove non sono annegato
quello in cui sono rimasto
con le unghie aggrappato allo scafo
svenuto di freddo e di fame
in una notte nera di catrame
Le sirene all’inizio cantavano
a squarciagola
poi sempre più piano
fino a sibilare un’ultima parola
Le sirene mi hanno urlato in africano
poi in un dialetto strano
e infine la lingua dei morti
Solo allora sono arrivati i soccorsi
in tempo per compiangere i dispersi
e per trascinarmi a riva
unica carcassa viva
Il più bello e il mio unico mare
è quello che potrò dimenticare


La strada lontana da casa

Gli altri sono solo voci
poi in un’altra lingua
tutti senza volti e senza mani
nessuno che si distingua
Ogni tanto perfino Dio mi parla
una voce come tante
forse un po’ più fievole
Peccato non possa capirla
perché nel sonno mi appare incantevole
Del resto scanso tutti
Io coi miei pensieri osceni in luogo pubblico
io con la mia anima mai indossata
a cui nessuno bada
afferro solo il vento in questa strada

L’AUTORE

Simone Consorti

Simone Consorti è nato nel 1973 a Roma, dove insegna in un liceo. Ha esordito con “L’uomo che scrive sull’acqua ‘aiutoʼ” (Baldini e Castoldi 1999, Euroclub 2000, Premio Linus). Ha pubblicato i romanzi “Sterile come il tuo amore”(Besa, 2008), “In fuga dalla scuola e verso il mondo”(Hacca, 2009), “A tempo di sesso”(Besa, 2012),“Da questa parte della morte”(Besa, 2015), “Otello ti presento Ofelia” (L’erudita, 2018), “La pioggia a Cracovia”(Ensemble, 2019), oltre che diverse raccolte di poesia, tra cui “Nell’antro del misantropo”(L’arcolaio, 2014) e “Le ore del terrore”(L’arcolaio, 2018). La sua piéce “Berlino kaputt mundi” è andata in scena al Teatro Agorà di Roma nel marzo del 2018. Si occupa di street photography; ha tenuto mostre personali in Italia e partecipato a collettive in Russia.

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