Giovani Poeti

Giovani Poeti: Lorenzo Baldassarri

Oggi vi presentiamo un giovane poeta: Lorenzo Baldassarri.

Giovanissimo, ha solo vent’anni ed è romano. Le sue poesie hanno una certa musicalità, Lorenzo gioca con le parole, con le rime e crea composizioni da leggere tutto d’un fiato.

Gli abbiamo fatto alcune domande, così da conoscerlo meglio.

Grazie, Lorenzo. Cosa ti ha spinto ad iniziare a scrivere poesie?

Non ho mai veramente considerato i miei scritti vere e proprie poesie, forse per modestia o umiltà, non saprei.
Ho iniziato a scrivere circa due o tre anni fa, alla fine di una storia d’amore. È stato questo che mi ha spinto a scrivere poesie, non soltanto per esprimere l’amarezza e la nostalgia di una relazione finita, ma anche per esprimere il disagio con me stesso, la sensazione di essere sbagliato, inferiore, non abbastanza, che mi porto tuttora addosso. L’amore, sin dalla prima esperienza, mi ha fatto rendere conto dei miei limiti, del mio “disamore”, paradossalmente, nei confronti di me stesso. Forse è per questo che ho sempre amato di più, troppo, fino ad autoannullarmi. Volevo trovare un modo per esprimere tutto questo dolore derivato dal fatto che non mi accetto veramente per ciò che sono, per il mio carattere, le mie paure, le mie ansie. La poesia è stata sin dall’inizio un modo per dare voce a questa sofferenza, per sentirmi meno solo ed essere più me stesso almeno in ciò che scrivo. La poesia mi ha permesso di togliere le maschere che indossavo giorno dopo giorno, illudendomi di poter essere diverso da me, di poter essere qualcun altro. La poesia mi ha permesso di essere me stesso, nonostante i miei continui tentativi di fuga da ciò che sono davvero.

C’è un poeta che ammiri?

Ci sono tanti poeti che ammiro ma ultimamente mi sono molto affezionato ad un poeta contemporaneo: Franco Marcoaldi.
Di lui ammiro l’ironia con cui parla di temi molto attuali tra cui la cultura dell’apparenza e dell’immagine, le trappole della mente, la brevità della vita, le brutture del mondo, l’inganno dei potenti e molti altri che ci riguardano da vicino. Mi piace il ritmo che da’ alle sue poesie, le rime imperfette e la brevità dei componimenti, cui attribuisco un’importanza non secondaria perché secondo me oggi si parla troppo, si usano troppe parole a sproposito. Ammiro chi sa stare in silenzio, chi sceglie le parole da dire e quelle da non dire, chi riesce a concentrare in pochi versi un concetto più ampio, che si presta, però, a varie interpretazioni. Per me la poesia non è solo l’arte del dire ma anche del non dire.

C’è una poesia di Marcoaldi che si intitola proprio “Poesia” e fa: Mettere in fila le parole:/ aspettarle accoglierle cercarle/ leggerle rubarle cancellarle./ E quelle che rimangono, lasciarle ad asciugare.

E una poesia che leggi abitualmente?

C’è una poesia di Montale che mi ha affascinato sin dai quindici anni quando ascoltavo la spiegazione della mia professoressa di letteratura, al liceo: Meriggiare pallido e assordo. L’immagine che mi ha sempre affascinato è stata quella del “palpitare delle scaglie di mare” che rappresenta quell’oltre irragiungibile, quel varco a cui l’uomo, per Montale, non può aspirare perché ostacolato da una “muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”. Il tema del varco irraggiungibile è un tema che mi ha sempre incuriosito in Montale, e anche in altri poeti. La poesia deve indagare ciò che conosciamo ma anche ciò che non conosciamo, non solo dentro noi stessi, ma anche al di fuori, coscienti del fatto che la parola poetica non può dare voce e un nome a tutto: c’è sempre quel velo di mistero dietro ogni cosa che l’uomo non può svelare.

“Usciti dal Paradiso Terrestre si misero a parlare in prosa”, scrisse Maria Luisa Spaziani. Cosa ne pensi di questa affermazione?

Non so bene cosa volesse intendere la Spaziani con questo aforisma ma la prima cosa che mi è venuta in mente è stata l’associazione poesia-paradiso, come se la poesia consentisse un’elevazione spirituale agli uomini. Forse è grazie alla poesia, senza togliere valore alla prosa, che riusciamo a rendere nobile il nostro animo. Forse è proprio leggere e scrivere poesie a migliorarci, a distinguerci dalle banalità e dalla vanità delle cose materiali, a renderci eterni. Forse è proprio questo che ci rimane dopo tutto.

Ecco alcune sue poesie:

Io sono

Io sono una nota al margine
e a piè di pagina
una periferia
una circonferenza
una parete
un’ombra
un perimetro
un contorno.
Io sono ciò che è laterale,
un intorno di un punto,
mai centrale.
Non sono un colore
ma le sue sfumature.
Sono ciò che sfuma, sbiadisce,
sono passato e futuro,
mentre il presente marcisce.
Sono sempre l’altrove,
i petali di un fiore,
una perifrasi di parole.
Sono un’approssimazione di me stesso:
mi avvicino ma non mi coincido mai.

Poesia d’urgenza

Poesia d’urgenza è la mia:
parole viscerali, vomitate
sul foglio ma senza cortesia;
parole velenose ma pensate
con mente preda di malinconia.
È ciò che ho da offrire, scusate.

Il moto dell’amore

Eravamo due amanti,
diamanti.
Ora siamo distanti,
due estranei tra tanti.

Potete seguire Lorenzo Baldassarri su Tumblr: www.alogico.tumblr.com.

2 commenti

Rispondi