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Giovani Poeti

Giovani Poeti: Daniela Laganga Senzio

La nostra bellissima categoria si arricchisce oggi di una giovane e talentuosa poetessa: Daniela Laganga Senzio. La poesia della ventiseienne siciliana esprime una forza incredibile e non può non essere letta.

Le abbiamo fatto alcune domande, così da presentarvela.

Benvenuta, Daniela. Quando e come è nata la passione per la poesia?

La passione per la poesia credo che sia nata insieme a me. Iniziai a scrivere a 17 anni e da lì ho sempre continuato, poiché scrivere per me rappresenta una valvola di sfogo, impensabile vivere senza, sarei a metà.

Cosa ne pensi del Poetry Slam? Cosa ne pensi dell’evoluzione della poesia e cosa cambieresti?

Non mi sono mai interrogata su queste cose, dunque non ho un pensiero tutto mio, scriverei delle cavolate qualora provassi a farlo. Non ho mai partecipato al Poetry Slam e la mia conoscenza di questo deve approfondirsi meglio; della poesia non cambierei nulla, è logico che i tempi passano, e gli uomini sono tutti diversi, soprattutto da quelli del passato. La poesia oggi è diversa da quella del Petrarca, ma non per questo cambierei qualcosa, poiché ogni “poeta” si racconta con le proprie parole, dunque non c’è da correggere niente.

C’è una poesia che senti tua e che ti ha accompagnata nel corso degli anni?

No, non c’è alcuna poesia che sento mia, però posso dire che è Leopardi il poeta a cui sono fortemente ancorata ed affezionata.

Per concludere, ti facciamo una domanda un po’ Marzulliana: si faccia una domanda e si dia una risposta, così, liberamente.

Cosa è la vita per te? Una gara a chi riesce a restare in piedi, soprattutto quando cade.

Ecco a voi, quindi, tre sue poesie:

Riapro gli occhi

Casa mia non c’è più.
Sepolta sotto le macerie di un mio terremoto.
Ho freddo, gelo che non si scioglie,
crollata a pezzi pondero decisioni irrisorie. Sono sola.
Smeraldi, unica fortezza, e tra queste macerie sorrido,
‘che gli altri non si accorgano dell’uragano.
Ci vuole coraggio e l’ho terminato,
‘che il mio mondo crolla insieme a me.
Sui monti la neve si scioglie
E il sole riscalda la terra.
Paura, adesso non ho.
Smeraldo d’amore, dagli antichi ricordi
E delle lacrime novelle,
porti la mia vita con te
lasciando questo corpo inerme.
Il letto è la mia tomba.
Vivo per dormire e dormo per sognare.
Mi arrendo a questi attimi malati
Vissuti con me e qualche sogno.
Riapro gli occhi e non trovo pace.

Smeraldi

Acida delusione di vita mortale
Adattata alle luci di un cartellone pubblicitario,
elegante, realizzabile, luminoso, bello.
Vita nostra dispersa nel languore esoterico,
dei nostri giorni,
dispersi in parvenze di una morale fittizia.
Gioia di vita fugace,
languore amaro e tenebre
pervadono la mia anima,
che si spoglia dell’antico male.
Mi vesto d’oro e d’argento
‘che qualcuno ha salvato me.
Ringrazio non a sufficienza,
rivolgo le mie preghiere
al mio Dio, che troppo buono
ha gettato un’ancora al mio male.
Imparo a nuotare,
e la mia anima buia comincia a risplendere.
Attendo smeraldi di speranza ergersi
A luce nelle mie tenebre.
Luce d’amore che immagino e non conosco.
Cielo azzurro ti prego,
cielo azzurro esaudisci questo:
che la vita eterna non mi porti via
i miei smeraldi, semmai io
ne sfiorassi uno, in questa terrena.
Custodiscili e custodiscici nell’eternità.

Addio

Due volte il tramonto due volte il sole sorge
Prima del nostro addio
Doloroso e cupo
Prima del mio addio,
Proclamato con me stessa
E le mie illusioni.
Mai più i tuoi occhi volgeranno
Lo sguardo all’indietro,
All’indietro solo per osservare
La mia opaca figura, che si alimenta
Del nostro passato.
Passato dal quale tu non ti
Accorgesti di me.
Adesso i tuoi occhi volgono il loro
Sguardo all’orizzonte: è la vita che ti attende
Mentre il mio ti osserva allontanare
Da me e spezza le illusioni.
Finalmente
Mentre ti lascia giungere silenzioso
Verso le porte del tuo futuro.
Io non ti aspetterò più.
Anche se nel mio cuore
Il vuoto sarà l’unica cosa che vivrà.
Conosco la verità,
Conosco che ti ho sempre perduto.

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