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Novalis: tra filosofia, magia e immaginazione | L’Altrove

Novalis, alla nascita Georg Philip Fredrich von Hardenber barone di von Hardenberg, fu colui che più di ogni altro autore romantico dettò un prima e un dopo all’interno del movimento letterario.

Nacque nel 1772, secondo degli undici figli di Auguste Bernhardine Freifrau von Hardenberg, nata von Bölzig, (1749-1818) e Heinrich Ulrich Erasmus Freiherr von Hardenberg (1738-1814). Dopo aver frequentato il ginnasio luterano a Eisleben, si iscrisse nel 1790, come studente di giurisprudenza, all’Università di Jena. Lì il suo vecchio tutore personale Carl Christian Erhard Schmid (1762-1812), che nel frattempo era divenuto professore di filosofia e uno dei maggiori rappresentanti del kantismo a Jena, lo presentò a Friedrich Schiller. Tale conoscenza permeò profondamente il giovane poeta, infatti risulta impossibile comprendere a fondo la poetica di Novalis senza conoscere la filosofia di Schiller, che a sua volta è permeata da quella di Johann Gottlieb Fichte.

Se volessimo tener il senso proprio, quello ficcante, filosofico e teologico, e non meramente letterario del termine “romanticismo”, dovremmo sostenere per onestà intellettuale che esiste un unico romanticismo: Novalis. L’unico vero testo romantico, intriso in ogni sua sillaba di tutta la filosofia del romanticismo, sono gli Inni alla notte. Si può sostenere fermamente che Novalis sia l’unico autore romantico per un semplicissimo motivo, in lui i motivi teorici della Romantik nascono, si sviluppato e raggiungono l’apax di tutto il movimento. Il romanticismo, senza troppa audacia, possiamo sostenere che nasca e muoia con Novalis. Tutta la poetica di Novalis si basa sull’opera la Dottrina della scienza di Fichte, che gli fu introdotta dall’amico Schiller. Il romanticismo è per prima cosa una questione di magia e la prima formula magica è quella costituita dall’io fichtiano. Il primo mago del movimento fu proprio Fichte, l’anima di Jena, che il poeta studiò e commentò a più riprese. Tale lato magico in Novalis si mischia ad un profondo cristianesimo protestante imbevuto di misticismo.

Passo dall’altra parte
ed ogni pena
diventa un pugno
di voluttà

Ancora un poco
e sarò libero
giacerò ebbro
in grembo all’amore.
Vita infinita
fluttua in me potente,
dall’alto guardo
laggiù verso di te.
Su quel tumulo
Il tuo fulgore si spegne
un’ombra reca
la fresca corona.
Oh suggimi, amato,
con forza in te,
ché assopirmi possa
ed amare.
Sento della morte
il flutto giovanile,
il balsamo ed etere
trasmuta il mio sangue
vivo di giorno
con fede e fervore,
di notte muoio
nel sacro ardore.

La poesia di Novalis si caratterizza per una miscela sempre volta al vitalismo di vita e morte, nella quale funge da elemento di equilibrio, quasi come la bilancia della giustizia, l’amore. Quest’ultimo è l’elemento basilare della concezione vitalistica del creato.

Ti vedo in mille immagini,
Maria, amabilmente figurata,
ma nessuna può rappresentarti
quale la mia anima ti ha veduta.

So solo che il tumulo del mondo
da allora mi è svanito come un sogno,
e un cielo d’indicibile dolcezza
mi sarà nell’animo per sempre.

Ecco il misticismo della poetica di Novalis si mischia con un profondo credo cristiano.
Le fonti dell’immaginario novalisiano possono essere rintracciate in numerose tradizioni letterarie e religiose: si va dalle opere dei mistici tedeschi, tra tutti Meister Eckhart e Jakob Bohme, alla lirica romantica e cimiteriale di Edward Yoing, passando per Shakespeare, Schlegel, Herder, Schiller, Fichte e Goethe.
Novalis è un autore immenso, fondatore del romanticismo, al quale però nelle antologie scolastiche di mezz’Europa ancora si continua a concedere poco spazio.

A cura di Riccardo Renzi.

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