Nasceva oggi

Nasceva oggi Dahlia Ravikovitch | L’Altrove

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Dahlia Ravikovitch è considerata una delle più grandi poetesse in lingua ebraica del XX secolo. Nacque a Ramat Gan, un sobborgo di Tel Aviv, il 17 novembre 1936.

La morte del padre, quando aveva sei anni, fu per lei un’esperienza traumatica ma formativa; dopo questo avvenimento, si trasferì con la famiglia nel kibbutz Geva, qui la madre si risposò e Dahlia decise lasciare il kibbutz per vivere con famiglie affidatarie fino alla maggiore età. Da adulta studiò letteratura all’Università Ebraica di Gerusalemme e successivamente iniziò a lavorare come giornalista e insegnante di scuola superiore. Tradusse le opere di WB Yeats , TS Eliot, Edgar Allan Poe e il libro Mary Poppins in ebraico.

Fu attiva nel movimento pacifista israeliano e collaborò con artisti, musicisti e personaggi pubblici per la ricerca di pace, uguaglianza e giustizia sociale. Ampiamente onorata per la sua abilità artistica e ammirata per il suo coraggio come attivista per la pace, fu insignita del Premio Israele, la più alta onorificenza nazionale, e citata come “un pilastro centrale della poesia lirica ebraica”.

Un senso di nostalgia, in particolare il lutto per un’infanzia perduta, satura le prime poesie della Ravikovitch, le quali sono liriche, appassionate e astratte. Il suo lavoro iniziò ad apparire negli anni ’50, quando poche o nessuna poetessa veniva pubblicata in Israele. Le prime poesie di Dahlia Ravikovitch apparvero sulla rivista di poesia in lingua ebraica Orlogin (Clessidra), a cura di Avraham Shlonsky, e fu Shlonsky a incoraggiarla a perseguire la scrittura come carriera. Il suo primo libro di poesie, pubblicato nel 1959, la fece affermare come uno dei principali giovani poeti nativi di Israele.

Ebbe un successo immediato nel campo della poesia ebraica dominata dagli uomini, anche se le sue opere erano antitetiche a quelle dei suoi contemporanei e agli ideali poetici che avevano stabilito per il loro tempo. Loro – questi poeti innovativi come Natan Zach, David Avidan e Yehuda Amichai – erano prevalentemente preoccupati per il mondo oggettivo. Rifiutando il linguaggio altamente figurativo dei loro predecessori, ponevano i loro valori nella chiarezza e nell’esattezza dei dettagli, nella fluidità del linguaggio quotidiano e nel rifiuto di implicare significati astratti nell’effetto delle poesie. I primi lavori della Ravikovitch, al contrario, erano lirici e astratti. Molti di loro tendevano ad essere tradizionalmente strutturati e in rima e il suo linguaggio era molto adornato ed essenzialmente fantasioso. Nel contesto della storia letteraria, la poetica dei contemporanei della Ravikovitch era in gran parte immaginaria ed effettivamente ascetica, mentre la sua era simbolista ed edonistica; le loro opere erano progressiste, mentre le sue erano in qualche modo retrogressive.
Il suo lavoro successivo fu intensamente politico da cui si evince un’esplicita opposizione alla politica israeliana nei confronti della Palestina. Pur non abbandonando mai del tutto i principi poetici tradizionali, sviluppò uno stile più prosaico negli ultimi decenni del suo lavoro.

In tutto, la Ravikovitch pubblicò più di venti libri nella sua lingua. Oltre alla poesia, dieci raccolte, pubblicò opere in prosa (comprese tre raccolte di racconti) e letteratura per bambini. La sua poesia è stata tradottq in ventitré lingue in tutto il mondo e molte delle suoi testi sono stati usati come canzoni. Morì il 21 agosto 2005, nella sua casa di Tel Aviv.
In italiano le sue poesie si trovano nell’antologia Poeti israeliani edita Einaudi nel 2007 e a cura di A. Rathaus.

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Di seguito una poesia di Dahlia Ravikovitch

Ecc. ecc.

Cos’è l’amore? ho chiesto a Idò
e lui m’ha guardato brusco di traverso
e mi ha detto con rabbia e compassione:
se ancora non lo sai
non lo saprai mai più.
E allora io gli ho detto senza rabbia e senza compassione
ma con sguardo accattivante, un poco divertito
io lo so cos’è l’amore
volevo solo controllare la tua verbalità
la tua capacità di espressione in ebraico,
e poi volevo anche un pizzico di rabbia e compassione
per non perdere la tensione,
perché non si cominci ad annoiarci a vicenda
e non si bisticci e non ci si chieda scusa,
che poi mi ci rodo,
io lo so cos’è l’amore.
Amo te, per esempio.

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