Poeti contemporanei viventi

Poesie per la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia | L’Altrove

Si celebra oggi, 17 maggio, la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia.

Si tratta di una data importante istituita nel 2007 dall’Unione Europea, perché proprio il 17 maggio 1990 la World Health Organisation (Organizzazione Mondiale della Sanità) decise di eliminare definitivamente l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.

In questa occasione, e con lo scopo di accrescere la consapevolezza sulle discriminazioni che colpiscono il mondo LGBTQ+, vogliamo proporvi la lettura di alcune poesie scritte da sei giovani voci della poesia internazionale contemporanea.

Ocean Voung (1988) è un poeta vietnamita, naturalizzato americano. Cielo notturno con fori d’uscita è il suo primo libro di poesie, pubblicato in Italia da Nave di Teseo nel 2017. Nel libro Voung affronta diverse tematiche legate alle sue vicende personali, tra cui l’omosessualità.

1. Come se il mio dito, / seguendo il profilo della tua clavicola / dietro porte chiuse, / bastasse / a cancellarmi. A dimenticare / che avevamo costruito questa casa sapendo / che non sarebbe durata. Chi / sa fermare / il rimorso / senza amputarsi / le mani? / Un’altra torcia
2. si riversa / dalla finestra in cucina, / un’altra colomba smarrita. / Mi viene da ridere. L’ho sempre saputo / che non avrei mai sentito più caldo che accanto / al mio uomo. / Ma tu non ridere. Capiscimi / quando affermo che brucio al meglio / incoronato / dal tuo profumo: quel sudore di terra / & Old Spice che cerco ogni sera / che i giorni
3 mi negano. / Le nostre facce si anneriscono / sulle fotografie alla parete. / Non ridere. Raccontami di nuovo / la storia / dei passeri volati via da Roma espugnata, / le ali in fiamme. / Racconta come la rovina s’annidò dentro ogni gola raggelata / & la fece cantare
4. finché le note non si cucirono al / fumo che saliva / dalle tue narici. Parla – / fino a quando la tua voce non è più niente / altro che lo scoppiettio / di ossa
5. sbruciate. Ma non ridere / quando questi muri crollano / & solo scintille / non passeri /volano via. / Quando verranno / a setacciare queste ceneri – & a staccarmi la lingua, / questo pugno di rosa, / carbonizzato & strozzato / dalla tua bocca
6. scomparsa. / Ogni petalo nero / esploso / con ciò che resta / della nostra risata. / Risata incenerita / ad aria / a miele a piccolo / caro, / guarda. Guarda come siamocontenti / di non essere nessuno / oppure ancora
7. americani.

Elvira-Sastre

Elvira Sastre (1992) è il caso letterario spagnolo. Con oltre 60 mila copie vendute, La solitudine di un corpo abituato alla ferita si è affermata non solo in Spagna, ma anche nel nostro Paese.

Il miracolo

Se mi vuoi guardare
guardami,
ma così:
toccando
la mia pelle dall’interno
con le mani aperte
come se non esistesse alcun ostacolo.
Come se tu fossi un fantasma
e non potessi estrarre neanche un verso
dai miei occhi.
Come chi ormai non crede
in niente
perché ha già visto tutto.
Guardami così,
e solo allora inginocchiati
invocando di nuovo il miracolo.

Vivinetto
Foto di Dino Ignani

Giovanna Cristina Vivinetto (1994) è una delle voci più potenti della poesia italiana contemporanea. È autrice di Dolore minimo (Interlinea, 2018) e di Dove non siamo stati (BUR Rizzoli, 2020). È la prima poetessa in Italia ad affrontare in versi la tematica della transessualità e della disforia di genere.

Al mio paese esiste una parola
nitida come un chiodo
un motivo che scongiura il male.

«Scansatini» è una preghiera,
un inno altissimo alla preservazione
di se stessi. «Fa’ che non accada»,
sentivo bisbigliare spesso
«Fa’ che non diventi così», e poi
all’improvviso le labbra si serravano
e le parole assumevano un accento
arcano, quasi inviolabile.

Eppure gli «Scansatini, Signuri»
tornarono uno ad uno: il male
da scansare fu concepito tutto
nel mio grembo – ma non ci furono nuovi
spergiuri da formulare, parole
che annullassero parole, mani
da alzare al cielo per fingersi
inutilmente sorpresi, feriti.

Allora ci fu solo da sbrogliare
gli anni subìti, mettere a posto
le parole e liberare all’aperto
quello che a mani giunte si temeva.
E quel mostro che in tanti anni
avevo allontanato, fu assai più
docile quando, abolite le catene,
lo presi infine per mano.

Mary Jean Chan

Con le sue raccolte, Mary Jean Chan (1990) si conferma come una delle autrici lesbiche più lette. Chan ha vinto diversi premi. Il suo ultimo libro, Flèche (2019) ha vinto il Costa Book Award for Poetry. È docente di Scrittura Creativa presso la Oxford Brookes University.

trattativa

una notte la ragazza – non più // un’estranea – sussurra: in questo istante potrei morire felice // si sporge & i nostri corpi // si rannicchiano l’uno nell’altro // qualcuno bussa // alla porta //
il mio cuore è un tumulto // lei si ritrae dal mio abbraccio e grida // alle compagne di casa: ehi // cosa c’è? stavamo solo // guardando un film // ritorna su // nel letto a castello // dice buonanotte //
io mi corico desolata // la scaletta al letto superiore mi canzona // mi ritrovo fuori // sotto la pioggia // il corpo a pezzi // quando si fa giorno // i nostri occhi sono confusi, smaniosi // lei si sporge // non dice nulla // io ho voglia di gridare

Traduzione a cura di Giorgia Sensi.

Danez Smith

Danez Smith è un poeta afroamericano, queer e non-binary. Danez è l’autore di Homie (Graywolf Press, 2020), Don’t Call Us Dead (Graywolf Press, 2017), è vincitore del Forward Prize for Best Collection e del Midwest Booksellers Choice Award.

this gin-heavy heaven, blessed ground to think gay & mean we.

bless the fake id & the bouncer who knew

this need to be needed, to belong, to know how

a man taste full on vodka & free of sin. i know not which god to pray to.

i look to christ, i look to every mouth on the dance floor, i order

a whiskey coke, name it the blood of my new savior. he is just.

he begs me to dance, to marvel men with the

dash

of hips i brought, he deems my mouth in some stranger’s mouth necessary.

bless that man’s mouth, the song we sway sloppy to, the beat, the bridge, the length

of his hand on my thigh & back & i know not which country i am of.

i want to live on his tongue, build a home of gospel & gayety

i want to raise a city behind his teeth for all boys of choirs & closets to refuge in.

i want my new god to look at the mecca i built him & call it damn good

or maybe i’m just tipsy & free for the first time, willing to worship anything i can taste.

Foto di Jasmine-Durhal

Franny Choi è scrittrice e poetessa queer coreano-americana. Ha pubblicato poesie incentrate sull’attivismo sociale e l’uguaglianza. Soft Science (2019) è per chiunque si interroghi su questioni di identità, di genere tra tecnologia e realtà.

When it’s demon cephalopod versus schoolgirl, it should be obvious
whose eyes to take. Nothing is more frightening than looking

and loving what you see. Nothing is sexier than a rumor
of shredding you can pornhub with saliva and thirsty nerves.

I’m a net teeming with pervy fingers, reaching for anything
that will bite me back, any promise of stoppage—

A cyborg woman touches herself for three reasons:

1. to inspect the machinery for errors;
2. to convince herself she is a mammal;
3. to pull herself apart.

Each tentacle of an octopus contains brain matter and a personality.
Fun fact: all my children-arms want to fuck each other. Okay,

so I am both the woman holding the camera and the woman
being opened by it—nothing special about that.

I am only a cuttlefish lying open-jawed under the sand,
a squid flashing red as it pulls a fishgirl into its beak. I am

just trying to sleep. To feed. To fill
myself and grow larger from it.

Or: I am only trying to slither back into my first skin.

Or: I am only trying to remember how it felt not to leak.

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