Senza categoria

Addio a Ismail Kadare | L’Altrove

È scomparso il 1 luglio Ismail Kadare, narratore, saggista e poeta.

Kadaré rappresentò l’apice della letteratura albanese e, senza dimenticare le sue radici, attraversò le frontiere per ergersi come voce universale contro il totalitarismo. Considerato uno dei più grandi scrittori e intellettuali europei del XX secolo, le sue opere sono state tradotte in oltre quaranta lingue.

Grande studioso delle tradizioni albanesi e delle idiosincrasie di questo stato balcanico, le sue opere si svolgono attorno a vari episodi della sua storia, come la rottura tra Albania e URSS, The Great Winter (1977); le rivalità cattoliche e ortodosse, Doruntine (1980); e la scissione tra Tirana e Pechino, The Concert (1988). Una delle caratteristiche più tipiche della sua opera fu la sua permanentemente apertura: Kadaré rielaborò i suoi scritti, le poesie diventarono racconti, i racconti crebbero e diventarono romanzi e questi, occasionalmente, vennero ridotti a racconti. Un’altra caratteristica fu il modo in cui riprese le grandi preoccupazioni e i dibattiti dell’umanità, prendendoli dalla tradizione orale e dalla letteratura classica, da Eschilo, Omero, Shakespeare, Cervantes e Cechov, e inserendoli in un contesto contemporaneo.

Tuttavia, il tema centrale della sua opera, espresso in ognuno dei suoi libri, fu il totalitarismo, i suoi meccanismi e le complicità che lo rendono possibile. Questa ossessione letteraria raggiunse il suo culmine in Il palazzo dei sogni (1993), pubblicato in Albania nel 1981, quando ancora governava la dittatura comunista. In quest’opera, lo scrittore albanese costruì un’immensa parabola sulla perversione dispotica, dove in un paese immaginario, una macchina mastodontica al servizio del potere assoluto, l’Ufficio del sonno e del sogno, controlla i sogni dei suoi cittadini. Nonostante la caduta del comunismo, Kadaré continuò a dare voce all’anima delle società totalitarie, come in Tre elegie per il Kosovo (1999) e Davanti allo specchio di una donna (2002). Le sue ultime uscite sono Vita, morte e rappresentazione di Lul Mazreku (2007), La figlia di Agamennone (2003), Il successore (2005) e L’incidente (2008).

Fu membro dell’Accademia di Scienze Morali e Politiche di Parigi, una delle cinque che compongono l’Institut de France, membro della Berlin Academy of the Arts e ufficiale della Legion d’Onore francese. Nel 2005 ricevette l’International Booker Prize. Inoltre, fu insignito di una laurea honoris causa dalla South East European University (Repubblica di Macedonia).

Oggi lo ricordiamo con alcune sue poesie:

POESIA

Poesia,
come hai trovato la strada verso me?
Mia madre non conosce bene l’albanese,
scrive lettere come Aragon, senza virgole e punti,
mio padre vagava per i mari nella sua giovinezza,
ma tu sei arrivata,
camminando sui marciapiedi della mia tranquilla città di pietra,
e hai bussato timidamente alla porta della mia casa a tre piani,
al numero 16.

Ci sono molte cose che ho amato e odiato nella vita,
per molti problemi sono stato una “città aperta”,
ma ad ogni modo…
Come un giovane che torna a casa a tarda notte,
esausto e distrutto dai suoi vagabondaggi notturni,
anch’io sono qui, che torno da te,
sfinito dopo un’altra scappatella.

E tu,
senza rinfacciarmi la mia infedeltà,
mi accarezzi tenera i capelli,
mia ultima fermata,
poesia.

Yalta, 1959

Da Versi e poesie selezionate, 1966


E QUANDO LA MIA MEMORIA

E quando la mia memoria stanca,
come i tram dopo mezzanotte,
si fermerà solo alle stazioni principali,
non ti dimenticherò.

Ricorderò
la sera silenziosa, infinita nei tuoi occhi,
il singhiozzo soffocato sulla mia spalla,
come neve che non può essere spazzata via.

È arrivato l’addio
e me ne vado, lontano da te.
Niente di insolito,
ma una notte
le dita di qualcuno si intrecceranno tra i tuoi capelli,
le mie dita lontane tanti chilometri.

Da il mio secolo, 1961


ORARI DEI TRENI

Adoro quegli orari dei treni nelle piccole stazioni ferroviarie,
sostando sulla banchina bagnata a contemplare l’infinità dei binari.
L’ululato lontano di una locomotiva. Cosa cosa?
(Nessuno capisce il nebuloso linguaggio delle macchine a vapore)

Treni passeggeri. Vagoni cisterna. Vagoni merci pieni di minerale
passano senza fine.
Così trascorrono i giorni della tua vita attraverso la stazione del tuo essere,
colmi di voci, rumori, segnali
e del pesante minerale della memoria.

Da Perché pensano queste montagne, 1964.

Visualizzazioni: 39

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *