Non era previsto che sopravvivessimo

Saffo: poetessa avvolta nell’eros e nel tabù | L’Altrove

Scivola tra le pieghe delle lenzuola lambendo la mia pelle
stuzzicando il mio torpore.
Si insinua tra le fessure del sogno
penetrando negli anfratti umidi
del mio indomito languore.
Affonda nel mio petto mozzandone il respiro,
poi leggero si allontana
sfumando nella nebbia dolcemente.
E mi lascia sospesa
a stringere nel pugno un sapore sfuggente.

Quanti di voi penserebbero che questi versi siano usciti dalla penna non di un uomo ma bensì di una donna? E soprattutto leggendo versi del genere, quanti penserebbero che siano stati scritti nel VII secolo prima di Cristo? Stiamo parlando di Saffo di Mitilene o Saffo di Lesbo, oppure semplicemente Saffo, la poetessa greca più famosa del mondo antico. Sebbene sia stata inserita nella lista dei poeti considerati degni di studio e le cui opere venivano imitate stilisticamente, la sua poesia ancora oggi resta un tabù nella società e soprattutto nelle aule di studio. Si parla a stento della sua poesia profondamente femminile, dei suoi versi che si allontanano da una società militarizzata e dalla politica del tempo per riscattare l’amore con versi intimi, plenari di sensualità. Da molti è considerata una rivoluzionaria, per essere sempre stata fedele a sé stessa ed ai suoi sentimenti, non a caso giungono a noi alcuni versi in cui si evince che Saffo ebbe un legame intimo e sentimentale con alcune delle sue allieve. D’esempio ne sono i versi in cui Saffo celebra una delle sue fanciulle, Gongila:

O mia Gongila, ti prego
metti la tunica bianchissima
e vieni a me davanti: intorno a te
vola desiderio d’amore.
Così adorna, fai tremare chi guarda;
e io ne godo, perché la tua bellezza rimprovera Afrodite.

Saffo, narra e descrive l’amore in tutte le sue forme, ma è proprio con lei che per la prima volta nasce la poesia erotica femminile. Difatti, il componimento più famoso della poetessa è la cosiddetta “Ode della gelosia”, in cui descrive la sua sofferenza nel vedere una delle allieve più amate che parla e sorride ad un uomo.

Mi appare simile agli Dei
quel signore che siede innanzi a te e ti ascolta,
tu parli da vicino con dolcezza, e ridi, col tuo fascino,
e così il cuore nel mio petto ha sussultato,
ti ho gettato uno sguardo e tutt’a un tratto non ho più voce,
no, la mia lingua è come spezzata,
all’improvviso un fuoco lieve è corso sotto la pelle,
i miei occhi non vedono,
le orecchie mi risuonano,
scorre un sudore e un tremito mi prende tutta,
e sono più pallida dell’erba,
è come se mancasse tanto poco ad esser morta;
pure debbo farmi molta forza.

È un sentimento appassionato e violento quello di Saffo, nei confronti di una donna, motivo per cui nei secoli avvenire fu messa a tacere e molti dei suoi componimenti furono distrutti. Ma l’amore tra donne è stato uno dei capisaldi della sua poesia, era un sentimento puro, individuale, superiore, degno della poesia più colta. A differenza di quanto si dirà nei secoli successivi, l’amore saffico non era infimo, non era volgare né puramente sessuale, bensì provvisto di una carica erotica molto raffinata. Amante del bello, dotata di una sensibilità spiccatissima e capace di cogliere tutte le sfumature dell’intimità femminile. Delicatezza, passione e soavità di lessico fanno di Saffo la più grande poetessa di tutti i tempi, nonché la prima: nessuna, né prima né dopo di lei, è infatti riuscita a cantare con grazia, con forza e coinvolgimento l’amore delle donne e verso le donne. Saffo piuttosto che essere messa a tacere, merita di essere riscoperta, citata ancora oggi, merita di essere rivendicata in quanto donna e poetessa, dacché nel mondo antico riuscì a vivere come desiderava e riuscì a godere dell’amore più sincero e profondo, ma soprattutto a godere della stima di personalità autoriali illustri, suoi contemporanei e non, al di là di qualunque limite e tabù.

A cura di Giusy Accoti.

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