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Addio ad Andrea Camilleri | L’Altrove

Ci sentiamo in dovere di dire addio a uno dei più grandi scrittori dell’ultimo secolo: Andrea Camilleri.

Camilleri non è stato un grande poeta, anche se a quest’arte si dedicò da giovane e vinse alcuni premi letterari, ma ha saputo cantare e descrivere la nostra terra, la Sicilia. Ha saputo cogliere le sue sfumature, ha saputo conquistare il grande pubblico italiano ed è sempre stato schietto e sincero verso tutti e verso se stesso. La parola di Camilleri resterà eterna, così come il suo linguaggio e il suo modo di scrivere e descrivere.

Per questo vogliamo ricordarlo con alcune sue poesie, forse sconosciute a molti.

Grazie, Andrea.

Il picchio è tornato a battere come ogni anno
sempre sulla stessa corteccia con un rumore
di semi caduti per terra. Ora gli uomini vanno
per vie traverse ignorano la strada dritta
non sentono che qualcuno li chiama alle svolte.
Il tempo è pesante come un pezzo di muro
ogni ora come un sasso ci grava sul cuore
le case non sono più quelle d’una volta
è spento il camino e tra i mogani
le parole d’un giorno impossibili a ripetersi
ora giacciono inerti. I conti non tornano più
sull’oro degli specchi l’oro della gioventù
è patina di polvere. Forse non è come ogni anno
se il picchio batte più forte alla stessa corteccia


Amore mio

Ho vegliato tutta la notte
leggendo i più grandi poeti d’amore
per rubare dai loro versi
le parole più ricche e più rare
per dirti tutto quello che sento per te.
Alla fine queste parole le ho trovate.
Eccole:
ti amo.
Punto.
Segue firma.


“Si prendano subito le impronte digitali
dei bambini rom” ordina un paio di baffi
sul nulla. E i baffi giurano che non è razzismo,
ma solo umana pietà verso i bimbi costretti

a mendicare. Che cuore, che generosità! E mi
tornano a mente i versi di un grandissimo: “Sei
così ipocrita, che quando l’ipocrisia ti avrà
ucciso, sarai all’Inferno, ma ti dirai in Paradiso”.

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