La trasparenza e l’ostacolo: su “OTTAVE” di Luigi Cannone | L’Altrove
La trasparenza e l’ostacolo: su “OTTAVE” di Luigi Cannone | L’Altrove

La trasparenza e l’ostacolo: su “OTTAVE” di Luigi Cannone | L’Altrove

Se il procedere del fisico e dello scienziato muove allo scioglimento dell’enigma, quello del poeta mira all’infittirsi del mistero. Le parole, anche quelle più usuali, diventano misteriose. Questo per dire anzitutto che Luigi Cannone è un poeta dell’interiorità. E penso allora a quel che giustamente sostiene Daniele Ciacci nella prefazione a queste OTTAVE (Puntoacapo Editrice, 2025) la “fisica” di Cannone aspira a diventare non solo e non tanto metafisica quanto “teologia”. Certo, una teologia non lontana da un Meister Eckhart, da quella sua nube del non sapere, una teologia dunque fondata sulle incertezze, sul moto ondoso intermittente di un “presagire”. Come infatti “liberarsi (…) dal bisogno / di sapere”? Da leggersi a sponda, questo, con il presentimento, sempre presente nel poeta, di una “ampia trama del cielo”.

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Sotto a tutto il distendersi del libro si avverte il supporto di una vigorosa e lucida energia del pensiero. Un flusso di pensiero che viene poi sbriciolato nel ritmo e nella misura dei versi, così come deve accadere. Queste poesie di Cannone suonano in realtà come un annuncio. L’annuncio dell’attonito, incorporato nell’avventura del nostro stesso esistere, qui si traduce in avventura della parola, dunque in poesia.
L’aria che circola in questa parola poetica è in sostanza ancora quella leopardiana, un ‘aria di vaghezze e di stupefazione: “l’illusione della vita”.

Tanti, davvero tanti sono i temi, o le metafore ossessive che pulsano in questi versi di Luigi Cannone.
Ci sono specchi scuri che si fanno muro. Ecco, la trasparenza e l’ostacolo. Lo specchio diviene qui simbolicamente la figura doppia ed enigmatica che compone il luminoso del riflesso con l’ostacolo invalicabile.
Ci son venti che turbinano, minacciano, e che insieme alle onde e ai mari mossi sembrano anticipare il naufragio. “L’inquieto vento / che muore” ripetuto identico in due contingenze diverse… ma in realtà tutto il libro vive nella lezione del vento. Non una lezione di tenebra ma una lezione di vento.
C’è il grande tema, forse biblico, della “caduta”, “la caduta è quello che rimane”. Sembra interminabile “questo strano cadere” dell’individuo nella storia e nel tempo. IL Tempo, appunto, con la maiuscola e con tutte le suggestioni che trascina come oggetto di pensiero. Un tempo “già vissuto”, “perduto”, che “passa per tornare”, e così via… è il tempo dell’istante ma anche quello del mutamento e del ritorno.
E c’è, quasi imprevisto, il tema del Doppio, “come un secondo corpo”, “traccia d’altra vita, d’altro vedere”. Il Doppio richiama da un lato la presenza nascosta, dislocata, di un testimone. Un testimone del vivere e della memoria della vita. Dall’altro è figura di spaesamento, è il riconoscimento di un altro da sé. Ogni poeta sa che Io è un altro.

A cura di Dario Capello.

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L’AUTORE

Nato a Milano nel 1965, città dove vive e lavora, Luigi Cannone ha pubblicato le raccolte: Larghe chiazze chiare (Joker 2008); Le cose come sono (puntoacapo 2011); La resa (ivi 2014); Estremi d’amore (I fiori del torchio 2015); Il campo di nessuno (Contatti 2015); Ancora meno (puntoacapo 2021). Singole poesie, scelte antologiche sono state pubblicate su numerose riviste e blog letterari.