Cinque poesie per il nuovo anno | L’Altrove
Cinque poesie per il nuovo anno | L’Altrove

Cinque poesie per il nuovo anno | L’Altrove

Tra i rintocchi della mezzanotte e il fragore degli auguri rituali, la poesia ci invita a sostare diversamente sulla soglia del tempo. Le cinque voci qui raccolte – Drummond de Andrade, Strand, Sinisgalli, Duffy, Guidacci – dialogano con l’anno nuovo secondo registri che sfuggono alla retorica festiva per interrogare il passaggio stesso, la cesura tra ciò che fu e ciò che sarà.

Drummond de Andrade costruisce una “ricetta” che è manifesto etico: l’anno nuovo autentico non si indossa come maschera, non si compra con champagne né si affida a liste di buone intenzioni destinate al cassetto. È conquista interiore, seme che “sonnecchia dentro di te”, rivoluzione silenziosa che chiede merito e costruzione consapevole. Un nuovo che sia tale “fino al cuore delle cose meno percepite”.

All’ottimismo programmatico del brasiliano risponde il nero assoluto di Strand: il suo anno nuovo è inverno dell’anima, solitudine cosmica dove “nessuno ti conosce” e “non c’è alcun filo che ti riconduca qui”. Luce stellare su acqua nera, silenzio invece di un nome – una fenomenologia dell’assenza.

Sinisgalli recupera la dimensione fisica, quasi animale della transizione: faville sulla neve, lo squittio tra gli arbusti, la vita che “s’infervora agli angoli morti”. Il tempo non è qui concetto ma materia sensibile, vissuta nel corpo che scende “dalla stradina cieca” verso il giorno.

La Duffy trasforma il capodanno in atto d’amore: gettare l’anno morto “come uno scialle” diventa gesto che crea spazio per l’assenza-presenza dell’amato lontano. I fuochi d’artificio sono “fiori di desiderio”, e il tempo stesso si piega al sentimento, diventa “dolore all’inverso, rima piena”.

Chiude la Guidacci con lucidità disincantata: l’anno nuovo “schiaccia” l’antico tra “risa, grida e coppe”, ma lascia solo “cocci della festa”. E quella verità ultima, implacabile: “l’ombra è scesa d’un altro grado sul tuo quadrante”.

Cinque modi di vivere il passaggio verso il nuovo anno. A voi lettori, l’augurio di attraversarlo con questa stessa consapevolezza poetica.

Ricetta dell’anno nuovo di Carlos Drummond de Andrade

Per ottenere un bellissimo anno nuovo
del colore dell’arcobaleno, o della tua pace,
un anno nuovo senza paragoni con tutto il tempo già vissuto
(forse vissuto male o senza senso)
per ottenere un anno
non solo dipinto di nuovo, rammendato all’ultimo momento,
ma nuovo nei semi del futuro;
nuovo fino al cuore delle cose meno percepite
(a cominciare dal tuo intimo)
nuovo, spontaneo, così perfetto che neanche te ne accorgi,
ma con il quale si mangia, si cammina,
si ama, si comprende, si lavora,
non hai bisogno di bere champagne o altri alcolici,
non hai bisogno di spedire né di ricevere messaggi
(una pianta riceve messaggi? Spedisce telegrammi?)

Non hai bisogno
di fare la lista delle buone intenzioni
per riporla nel cassetto.
Non hai bisogno di piangere pentito
per le stupidaggini compiute
né di credere stupidamente
che per una decisione della speranza
a partire da gennaio le cose mutino
e che tutto sia chiarezza, ricompensa,
giustizia tra gli uomini e le nazioni,
libertà con profumo e gusto del pane appena sfornato,
diritti rispettati, a partire
dal diritto sacro di vivere.

Per ottenere un anno nuovo
degno di questo nome,
tu, mio caro, devi meritartelo,
devi costruirlo da capo, lo so che non è facile,
ma tenta, prova, in maniera consapevole.
È dentro di te che l’anno nuovo
sonnecchia e aspetta da sempre.


Anno nuovo di Mark Strand

È inverno, anno nuovo.
Nessuno ti conosce.
Via dalle stelle, dalla pioggia della luce,
giaci sotto il clima delle pietre.
Non c’è alcun filo che ti riconduca qui.
Gli amici s’assopiscono nel buio
del piacere e non possono ricordare.
Nessuno ti conosce.
Sei il vicino del nulla.
Non vedi la pioggia e l’uomo che s’allontana a piedi,
il vento sudicio che soffia le proprie ceneri per la città.
Non vedi il sole che trascina la luna come un’eco.
Non vedi il cuore ferito andare in fiamme,
i crani degli innocenti farsi fumo.
Non vedi le cicatrici dell’abbondanza, gli occhi senza luce.
È finita. È inverno, anno nuovo.
I mansueti trascinano la propria pelle in paradiso.
I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno
nulla da nascondere.
È finita e nessuno ti conosce.
Luce di stella alla deriva su acqua nera.
Vi sono le pietre nel mare che nessuno ha visto.
C’è una riva e la gente aspetta.
E niente ritorna.
Perché è finita.
Perché c’è silenzio invece di un nome.
Perché è inverno, anno nuovo.


Versi per l’anno nuovo di Leonardo Sinisgalli

Spazza il vento faville
di focaracci sulla neve.
La candela mattutina smoccola
sui quaderni. Mi torna il piacere
degli inverni di paese, mi spingo
a spiare un lembo d’aurora tra le stecche.
La vita s’infervora agli angoli morti,
si accumula nei giorni spenti.
Di soprassalto mi chiama uno squittio
tra gli arbusti della collina, un tralcio
sibila all’aria di dicembre.
Avanti giorno io scendo
dalla mia stradina cieca.
Nella mattina deserta è un braccio
senza numeri abitato da piante e da pietre.


Anno nuovo di Carol Ann Duffy

Butto l’anno che muore alle mie spalle come uno scialle
e lo lascio cadere. Fuochi d’artificio impellenti si scagliano
contro la notte, fiori di desiderio, impeto d’amore.
Dallo spazio attorno a me, stando qui, do forma
al tuo corpo assente addosso al mio. Mi tocchi come aria benevola.

Più che lontano, più che vicino, le tue braccia sono tenebre, mi stringono,
così mi appoggio, leggo il labiale dei cieli che parlano in luminose,
sillabe stellate. Vedo, alla fine, ci pregano. Il tuo respiro
è di mezzanotte, vivo, sulla mia pelle, per tutte le miglia tra di noi,
campi e autostrade e città, i milioni di casette illuminate.

Questo nostro amore, dolore all’inverso, rima piena, posto sbagliato,
tempo sbagliato, dolce lavoro per le mani, vocazione del cuore, bagliori
per guidare l’anno nuovo, i giorni e le notti remoti su per lo scuro mare
del cielo. Ora la tua bocca è neve sulle mie labbra, fredda, intima, primo bacio,
un voto. Il tempo cade e sprofonda nello spazio infinito, verso quando noi siamo.


Anno nuovo di Margherita Guidacci

Tra risa, grida e coppe di spumante
L’anno nuovo ha schiacciato
L’antico. Sparsi restano
Lungo le strade i cocci della festa.
E l’ombra è scesa d’un altro grado sul tuo quadrante

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