Inediti di Luigi Pellegrino | L’Altrove
Inediti di Luigi Pellegrino | L’Altrove

Inediti di Luigi Pellegrino | L’Altrove

I testi di Luigi Pellegrino qui raccolti rivelano una maturità poetica notevole per un autore così giovane. Le Cronache siciliane si configurano come un diario di viaggio che trascende la dimensione documentaria per farsi interrogazione esistenziale e mitopoietica. La Sicilia non è qui cartolina ma palinsesto stratificato dove convivono Elimi, tonnare e migrazioni contemporanee, in una tessitura che ricorda certo Consolo ma con voce autonoma e una sensibilità generazionale distinta.

L’autore padroneggia con sicurezza la tradizione – echi montaliani nell’arsura del paesaggio, riferimenti classici a Teti e Dioniso, la lezione del verso spezzato novecentesco – senza subirla, piegandola a una lingua personale, asciutta, capace di fulminanti condensazioni semantiche (“i figli dei poeti non nascono mai”, “il mare non sarà mai una strada”). La riflessione metalinguistica sul verbo “campare” testimonia una consapevolezza filologica che non appesantisce il dettato ma lo innerva di senso, rivelando come la lingua porti in sé la stratificazione della storia.

Particolarmente riuscita la struttura frammentaria, che replica l’andamento delle cronache antiche e impedisce la narrazione lineare a favore di una poetica dello scarto e della giustapposizione. L’intreccio tra dimensione erotica e thanatologica (“io invento una morte / da poter ritardare”) mostra una capacità di tenere insieme registri diversi senza smarrire la coerenza tonale. La presenza scenica del teatro di Segesta, lo spazio mitico abitato da corpi contemporanei, suggella una visione dove antico e presente non si oppongono ma dialogano.

Cronache siciliane

I bambini seduti sul sale
hanno la stessa lingua dei padri
la dote ha lo stesso prezzo del pane
un sapore che non puoi nascondere

non chiederci il marsala a tavola imbandita
il rais dorme ancora sul sonno di altri
la verità che non si dice
è che il mare non sarà mai una strada.


Cronache siciliane

La cronaca dell’imbarco è stata registrata
il microfono si spegne
un cane tra noi è il giudaico senza alleluia

una donna è distesa sul mio fianco
si parla di poesie, animali e altri porti
si allunga sulle mie gambe
come fossi un Dionisio dalla miglior carne
la sua bocca attracca al collo
tra le scale il cane ringhia
alla figlia di Eliam

le onde pettinano con cura la notte
in cabina la donna si è spogliata
come si sbenda la Fortuna
io invento una morte
da poter ritardare

i figli dei poeti non nascono mai.


II

Le acque di Teti
si specchiano solo a un marinaio,
sulla cala piange l’uomo che ha ucciso
domani porterà il nome degli Elimi,
nei pressi del tempio
seppellirà il quarto peccato

non confuse mai
il grano con la volpe.


III

Abbiamo raggiunto il teatro
sopra Segesta
siamo stanchi
la cronaca del cammino si farà domani
le praterie hanno lo stesso martire
del cielo

il nostro sguardo non affonda
la sepoltura dell’uomo,
Andrea mima qualcosa sul palco
il suo sogno ha trovato uno spazio
sarà un bravo comico
è la persona più seria che conosca.


La Camparia, mi spiega la guida
è la struttura della tonnara
viene da campare,
dava da vivere ai pescatori

In italiano, campare significa anzitutto salvarsi,
trovare scampo da un pericolo.
Nel Tirreno invece si trova nel mezzo di due misure:
Vivere, esistere
il centro da scovare.

‘A vita è salvezza ca se sconta.

L’AUTORE

Luigi Pellegrino (Napoli, 1999) è laureando in Lettere moderne. Fa parte del direttivo di Libera Poesia Contemporanea, con cui organizza laboratori e festival di poesia. Suoi testi sono apparsi su la Repubblica. È in uscita la sua prima raccolta per Editoriale Scientifica.

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