Anteprima editoriale: “Khalvat” di Lorenzo Foltran | L’Altrove
Anteprima editoriale: “Khalvat” di Lorenzo Foltran | L’Altrove

Anteprima editoriale: “Khalvat” di Lorenzo Foltran | L’Altrove

Lorenzo Foltran, una delle voci più tecnicamente raffinate della nuova poesia italiana. In libreria dal 26 ottobre 2025.

Khalvat segna il ritorno poetico di Lorenzo Foltran con una raccolta che celebra l’intimità come dimensione sacra. Il titolo, dal persiano “solitudine rituale”, annuncia un’opera costruita sulla dialettica amore-isolamento. La struttura tripartita (“L’una il nume dell’altro”, “Economia reale”, “Naufrago in piscina”) contrappone la perfezione dell’universo duale – due amanti che si bastano – alla violenza del mondo esterno: mercato, produzione, alienazione urbana. Foltran lavora su un endecasillabo rigoroso che si piega al settenario, creando una metrica della complicità. La dedica “a G.D.” e il carme finale firmato a quattro mani rivelano una poesia-dialogo, teologia laica del Due che esclude il molteplice. Eredi di Tibullo e Khayyâm, questi versi oppongono alla frenesia contemporanea un’erotica della stasi, un tempo sospeso dove “l’eternità sia il nostro oggi per sempre”.

Di seguito, le cinque composizioni che meglio rappresentano la qualità e l’ambizione poetica della raccolta:

La goccia che si staglia sulla foglia
contiene in essa ciò che la circonda.
Seguiamo i corsi d’acqua tra i cipressi,
alternando i silenzi alle parole.
Appartate, al sicuro dal deserto
e dai commerci delle carovane,
le nostre ombre riposano sui prati.
Quando ci avviciniamo troppo al muro
si destano, si siedono, ci guardano.
Con un gesto consigliano di stare
lontani dai confini del giardino,
di ritornare al centro, alla fontana,
luogo dove il divino si rivela.
Perfetta simmetria del quadrilatero.


Implode a poco a poco il mondo fuori.
Purezza custodita delle notti,
bicchieri di limone verde e sale,
tequila a ogni puntata della serie.
A noi stessi libiamo come Dei
su stoffe giunte dal lontano oriente.
Sulla volta affrescata del sacello
risplende un firmamento con due stelle.
Rituale della nostra religione,
ebbri, sciolte le vesti, età dell’oro.
Distanti, gli altri, tutti alla ricerca
della vita futura e precedente.
Questa è la vera vita, non ce n’è altra.
Io e te, tu ed io, noi nel tempio, nel tempo.


L’eterno non contempla l’esistenza
di passato, presente e di futuro.
I secondi, i minuti, i giorni e gli anni
sono fissi, non passano perché
sincroni, non iniziano e finiscono.
Insieme, gli anni sono un giorno solo
e il nostro giorno è il giorno che viviamo.
È oggi che non diventa mai domani
e che mai ha conosciuto l’essere ieri.
Noi siamo prima di ogni tempo e il tempo,
senza tempo, non scorre né si perde.
Che tutto questo possa continuare
e che mai possa dire: «Sono stati».
L’eternità sia il nostro oggi per sempre.


Di tanto in tanto, il mare porta a riva
residui di sventure.
Bivalvi di petrolio sulla spiaggia,
antiche paratie,
sprofondamenti a largo delle coste
di rotte commerciali
sulla carta lucrose, e improduttive
alla prima tempesta.
Se non si traccia su mappa la via,
non si deve salpare.
Se non si è fiduciosi nella ciurma,
preferite la terra.
Vento, acqua, sale, marmo, pietra, fango,
umida solitudine.


Volgo le spalle al muro senza porta.
Ho atteso invano che qualcuno aprisse.
Resto, anche se ho le carte, potenziale.
Ma non si tratta d’esser nella lista,
di mostrare la tessera o l’invito.
Non si sale dal basso fino in cima.
Nella fortezza si entra, ma dall’alto.
Ho scavato, ho graffiato la parete,
ho inciso nella calce per lasciare,
accartocciato, il foglio tra i mattoni
per quando della rocca nel deserto
non resterà altro che un muro del pianto.

L’AUTORE

Lorenzo Foltran è nato a Roma e vive in
Francia. Dopo gli studi in italianistica a Roma Tre, si è specializzato in management dei beni e delle attività culturali con un master tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ha lavorato per la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma, e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi. Ha pubblicato In tasca la paura di volare (Oèdipus edizioni, 2018) e sue poesie sono comparse su varie riviste letterarie come anche sul quotidiano La Repubblica. Nel 2021 esce, per Graphe.it edizioni, Il tempo perso in aeroporto.

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