Gabriele Giuliani offre in questi inediti un intreccio tra mito sumerico, echi orientali e la tradizione delle Mille e una notte in un canto d’amore e resistenza sullo sfondo delle guerre mediorientali.
La poesia di Gabriele Giuliani si apre con un titolo sumerico – NIN-ME-ŠAR-RA, “Signora di tutti i me” – evocando immediatamente una dimensione arcaica e sapienziale. È un richiamo alla dea Inanna, ma anche una dichiarazione programmatica: la poesia come principio primordiale, “l’alfa di tutti gli dei”. In queste liriche il giovane poeta umbro compie un viaggio nel cuore della tradizione orientale, intrecciando mito mesopotamico, suggestioni persiane e l’immaginario delle Mille e una notte.
Il perno narrativo è una storia d’amore consumata “in una notte di cicuta”, tra un “malato d’amore” e una sirena dalle ali spezzate, incontrata in un albergo di Balsora devastato dalla guerra. La città irachena, culla della cultura abbaside, diventa qui teatro di un dramma contemporaneo: la “tempesta di piombo” che devora l’albergo è eco delle guerre che hanno dilaniato il Medio Oriente. Il deserto, popolato di morti, si fa paesaggio esistenziale dove “ogni granello è un occhio” testimone del dolore.
La voce lirica costruisce un tessuto di ripetizioni quasi liturgiche – “luna, una, una, una” – che conferiscono al testo una musicalità ipnotica, orientale. L’amante della luna è figura ossessiva, innamorato della rifrazione più che della sostanza, mentre la sirena-Sharazad incarna la nostalgia della patria perduta. Il linguaggio alterna delicatezza (“dolce voce d’acqua”) e violenza visionaria (“bruciata la lingua / di sale sorseggia / l’ascella ad una sirena”).
Nella sezione finale, Sharazad diventa musa salvifica: la sua narrazione trasforma il trauma in memoria, la distruzione in promessa. “Domani viaggerò”, “domani ricorderò”, “domani amerò” – tre verbi che oppongono al nichilismo della guerra la resistenza della parola poetica. I “giardini di cipresso” chiudono il testo come miraggio di un Eden recuperato oltre il mare, oltre la morte.
Giuliani dimostra una maturità stilistica sorprendente, fondendo erudizione e urgenza emotiva in un canto frammentario ma coeso, dove l’Oriente non è esotismo ma specchio contemporaneo del nostro smarrimento.
NIN-ME-ŠAR-RA
Nelle serate illuni
penso al rilievo della fede
quando il primo seme
pioniere della linea pulsava
in una vena di strega
e incideva il cielo
Nelle serate illuni
penso che la poesia
è l’alfa di tutti gli dei.
Così si narra
dolce voce d’acqua
in una notte di cicuta
sfolgora malato
un randagio solitario
amante della luna, una, una, una
nel letto di un albergo
mentre bisbiglia ancora il suo nome
ancora
e ancora
nel letto ghiacciato
dove bruciata la lingua
di sale sorseggia
l’ascella ad una sirena
incontrata in un albergo
in una notte di cicuta
che separava il malato d’amore
da tutti i morti nel deserto
ogni granello è un occhio
per vedere le ombre
piegarsi in carne
e impugnare le stelle
nelle notti di cicuta
dove il ticchettio
sconosciuto all’esplosione
diviene per un attimo una risata
stillata dalla voce d’acqua
amata per riflesso
dall’amante della luna, una, una
ubriaca sirena
incontrata in un albergo
traboccante di nostalgia
pensava sempre a casa sua
quando si appisolava come una conchiglia
nel letto degli amanti
i serpenti dormono
dimenticandosi le labbra
trasparenti cristalli
e sogni visir
di zafferano i sogni
superficiali abissi nell’essere
amanti della luna, una
volta un jinn parlò di te alle nuvole
e loro parlarono all’airone cenerino
che con gli occhi pieni di desiderio mi parlò di te
davanti la rimasta carcassa
dell’albergo di Balsora
divorato dalla tempesta di piombo
come la sirena dalle ali spezzate
come il sangue sorseggiato dal dio della terra
come il sole che si gira per non vedere
come la ruota che trasporta il fiume del perdono
a noi bastano i frammenti
saremo letto, mi bevi mentre ti bevo
un silenzioso tocco di qanun
fiorisce il canto della libertà
mia unica amata scordati la notte di cicuta
che finirà quando l’alba
farà rinascere il deserto
e i morti ti diranno
di non dimenticarti mai del volo
al di là del mare
verso i giardini di cipresso.
PER MILLE E UNO GIORNI
Sharazad racconta una storia
vera e d’oro
e domani viaggerò
Sharazad racconta con voce d’acqua
il tempo del cambiamento
e domani ricorderò
Sharazad mia nostalgica stella
ovunque è sepolta una parte di te
e domani amerò.
L’AUTORE
Gabriele Giuliani è nato nel 2003 e vive a Foligno in Umbria.
Nel 2024 ha pubblicato la raccolta “Quartine”, RPlibri.
