Nasceva oggi

Nasceva oggi: Gesualdo Bufalino | L’Altrove

Nasceva oggi lo scrittore e poeta siciliano Gesualdo Bufalino.

Nato a Comiso il 15 novembre 1920, trascorse la sua infanzia nella terra natìa, dalla quale si allontanò poche volte. Il padre era fabbro con la passione per la letteratura, passione che trasmise al giovane Gesualdo, il quale passava molto tempo a leggere i libri della biblioteca di casa. Dopo gli studi liceali, si iscrisse alla facoltà di Lettere, ma dovette abbandonare momentaneamente gli studi perché chiamato alle armi.

Partecipò, quindi, alla Seconda Guerra Mondiale, venne fatto prigioniero, riuscì a liberarsi e a scappare, ma nello stesso periodo si ammalò di tisi. Per qualche mese rimase in degenza in un sanatorio vicino Palermo, dal quale ne uscì completamente guarito e riuscì a laurearsi.

Bufalino si dedicò all’insegnamento fino all’età della pensione, ma fu l’esperienza della malattia che lo spingono ad iniziare un progetto che si concluderà solo vent’anni più tardi: il primo romanzo.

L’autore, infatti, fu incoraggiato dall’amico Leonardo Sciascia a dare alle stampe il suo libro, che vedrà la luce solo nel 1981 edito dalla casa editrice Sellerio.

Diceria dell’untore ebbe subito successo e lo stesso anno vinse il prestigioso Premio Campiello. Subito dopo Bufalino, iniziò a produrre una grande quantità di opere. Nell’82 pubbliò L’amaro miele, la sua principale raccolta di poesie e nell’88 Le menzogne della notte (Bompiani) con il quale vinse lo Strega. A queste si andarono ad aggiungere altre opere di narrativa, di saggistica, di traduzione.

Morì a Vittoria, comune siciliano, il 14 giugno 1996.

La poesia di Bufalino è essenzialmente autobiografica. Lo scrittore fu fortemente segnato, come detto, dalla guerra e dalla malattia. Ne L’amaro miele, il cui titolo esprime già l’amarezza per la vita, che tuttavia viene addolcito da episodi, immagini felici. Quelle di Bufalino sono poesie giovanili, scritte tra gli anni ’40 e ’50 e che anticipano i temi del romanzo Diceria dell’untore. Temi decadenti, ironici e quasi crudeli fanno della poesia di Gesualdo Bufalino un’illusione, un approdo insicuro, nel quale ritrovarsi e scontrarsi.

Proprio da L’amaro miele, una selezione di poesie:

Paese

Nel guscio dei tuoi occhi
sverna una stella dura, una gemma eterna.

Ma la tua voce è un mare che si calma
a una foce di antiche conchiglie,
dove s’infiorano mani e la palma
nel cielo si meraviglia.

Sei anche un’erba, un’arancia, una nuvola…
T’amo come un paese.


Versi scritti sul muro

Più lontano mi sei, più Ti risento
farmiti dentro il cuore
sangue, grido, tumore,
e crescermi sul petto.

Più sei lontano e più Ti porto addosso,
fra l’abito e la carne,
contrabbando cattivo,
volpe rubata che mi mangia il petto.


Nella mia bocca

Dura nella mia bocca la tua voce,
nei tuoi piedi ha radice la mia carne,
i nostri sonni, i nostri odori sono d’uno.

Questo è dunque l’amore, e mi spaventa.


Svolta

Venga l’autunno a dirci che siamo vivi,
seduti sull’argine rosso
a guardare l’acqua che se ne va.
E tornino le pezze di turchino ai cancelli,
i casti numi di gesso, le rose sdrucite,
le vesti liete dei fidanzati,
tutto rinnovi il tempo il suo mite apparecchio.
Poiché, mentre l’aria rapisce
nel suo sonno le foglie del sangue,
e così piano mi tenta
quest’esule sole la fronte
è bello qui fermarsi per dirti addio,
mia giovinezza, mia giovinezza.


Lamento del facile cuore

Troppo facile cuore,
quando mi crescerai?

Ne abbiamo letto libri cattivi
con occhi secchi, con unghie nere,
nella malora delle quattro mura.

O vita, complotto di grandi,
improbo gesto, parola non detta,
nuvola bassa che non fa diluvio.

Ci derisero i topi di granaio,
le lascive fameliche colombe,
venne a fiutarci un angelo la mano.

Fu un viso solo che ci disse no:
contali i lugli, contali i gennai,
sempre allo stesso tavolo sbagliato.

Gli altri si sposano, gridano, vanno.
Tu dalla luna scrivi le tue lettere
più lunghe d’ieri, più bambine d’ieri.

Facile cuore, femmina cuore.

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