Appunti di poesia

Inediti di Lorenzo Bernardo | L’Altrove

Anima e Realtà

O Musa, o vergine mia soavissima,
o degna erede e palladio eliconio,
o per tuo labbro ispirazione altissima,
gradito imeneo, trofeo, matrimonio
della fonte castalia pudicissima
col Padre egioco dell’enagonio,
e degli altri dèi dell’olimpio tempio,
or odi quel che vidi in febeo esempio.

Anima vi era, donna e veritiera
diva, tutta ammantata di aurea luce
che non rifulge debole o leggera,
e questa ninfa, ma forse più duce,
colomba appariva, aligera e vera
portatrice di ali che ella ricuce
sulla spalla bionda, la qual rifulsa
ambra di nessun lume è la dea avulsa.

In indistinto luogo, Caos era
forse, Anima leggiadra in dolce volo
lambiva ben curvata e bianca sfera,
chiara che appariva l’interno stuolo
di quella realtà in cui falsità è vera,
dentro vide Anima forse con duolo
i quattro elementi e loro mistura,
la concepita Terra e la Natura.

Vide questo orbe, Anima stupefatta,
e parve alla diva che entro quel tondo
fosse ogni Idea calcata e meno intatta,
e parve alla dea che ivi inverecondo
Iddio altro non fosse che ella ritratta,
in quel Caos o indistinto ed immondo
luogo, e che l’agir suo ed il suo pensare
fossero la fonte di ogni creare.


Anteros

Lo sguardo sempre volgi al mondo obbliato
o marzio del vindice imeneo, i carmi
volgendo contro d’America il fato,
il lauro prostrando men e men l’armi
ai triclini d’Europa, oh tu increato
spirto che spoglie avesti senza marmi
e sepolcro, onde men turpe al martiro
par conquistar del Verbo suo desiro.

Strutto quel petto tra i murmuri antichi
dall’american serto e dai lor vati,
or poni il piè sovra zolle ed aprichi
solchi, gli arbori onusti a te voltati
mirando e il Tuba con più trofeo. Indìchi
calli per tal mostraci e i segregati
palladi che teco sono, e la manna
germana volgendo, imeneo dai alla Janna.

Guata l’Arabia quel suo inulto acciaro
che torturato pria in turpi prigioni
d’America, alla pugna che l’amaro
vulgo d’Iraq porse mai in sì legioni
di pianto, or riporge a noi men preclaro
vessillo, e battaglia promette ai troni
di quel popol che spregiando il Corano
disse vulgo siam emulo al romano.

Non rifuggisti i fucili nemici
che di vati servi danno ognor prego,
e lor aquile di pugna nudrici
che a Gaza dan pacifero diniego,
che voglion trionfo, ma par che altrici
sian di Gerusalemme ove lego
non d’Italia ormai il tricolor caduto,
non del Profeta il delubro diruto.


Il mortale

Vate fatal sotto albergo mortale
gli anni riforma ed il tempo raguna
sotto peccar d’esule tal fatale,
per cui la vita e l’esser poi s’impruna,
e sotto spoglia romita e ognor frale
la morte genera e le Erinni aduna,
il capestro appropinqua, e da indi il ramo
ove fatal pende prole di Adamo.

Non Giuda mortal alto traditore
che l’origo diede alla quarta belva
pendulo sen esce dal tronco fuore,
e non mortal dio inoltrato alla selva
scarca per Morte suo ultimo candore,
e non mortal Satanno che rinselva
da indi il corpo pende dal tronco bruno,
ma uom commune non figlio a Giove e Giuno.

Sacro mortale stel pende sovrano
nella paterna selva ombrando il fato,
maggior non fu, ma fu l’uomo italiano
qual da grembo santo unico creato,
inulto in vita, non fedel cristiano,
non sotto nerbo di alcuno peccato,
il morbo lo colse al frale cerebro,
e gli stupì il viver più il fin di Tebro.

Donna e d’Italia apostola e sì Diva
generò il mortal pria che i vanni sciolse
sotto Morte dappresso ognor giuliva,
e di lui il fato nobil spola volse
che Parca facesse sua alma captiva,
e quindi il ben e l’amore gli tolse,
la speme ed il pianto, e ad egli rimase
sol di Pandora il letifero vase.

Sepolcro ebbe nel limo innominato,
mortal suicida Dio seco non volle,
unico amor fu ad egli germinato
Poesia la qual donna gli estolle,
e il carme che ebbe ultimo egli annunziato
il fin del Vate sotto mortal folle
vita, immemore fu del primo pianto
il qual diede a suo morbo il prisco canto.

L’AUTORE

Lorenzo Bernardo è nato a Capua nel 1991. L’autore ha partecipato a diverse collane di poesia e all’Enciclopedia di poesia italiana della Fondazione Mario Luzi volume 8. Inoltre ha pubblicato con Albatros il Filo nel 2014 una silloge di poesie, Le Rime, e nel 2016 con la Giuseppe Vozza Editore un poema in terzine dantesche ed endecasillabi rivisitando il testo biblico e il poema dantesco in chiave ironica col nome di La Dragocrazia. Nel 2019 ha pubblicato per la Città del Sole Edizione la silloge di poesie Il tripode di Delfi. Nel 2020 ha collaborato inoltre con la rivista Il Foglio Letterario nel n.15 di Marzo col componimento in ottave endecasillabe La visione di Euridice e con la rivista Euterpe nel n.31 di Luglio col componimento sempre in ottave endecasillabe La colomba d’Arabia.

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