Giovani Poeti

Giovani poeti: Antonino Ficili | L’Altrove

Vi presentiamo, in questo articolo, un nuovo giovane poeta.

Lui è Antonino Ficili, ha ventitré anni e studia lettere moderne all’Università degli Studi di Palermo.

La poesia di Antonino è un crescendo di emozioni. Ogni verso è calibrato, pronto ad esplodere in quello successivo. Tra qualche settimana uscirà la sua prima raccolta, Quando si diventa mare per Diana Edizioni.

Abbiamo intervistato il nostro giovane autore. Ecco come ha risposto alle nostre domande:

Ricordi quando hai iniziato a scrivere poesie?

La prima volta che ho provato a scrivere una poesia era un pomeriggio di Aprile del 2012.

Avevo 15 anni e una cotta per Calliope.

Cosa ti ha portato a scrivere, quindi?

Non so bene perché ho cominciato a scrivere.

Scrivere può essere un modo come un altro di schivare la realtà e le problematiche sociali, quindi qualcosa di puramente ricreativo; o al contrario un canale per entrare interamente in contatto con il mondo; o più semplicemente un “luogo di raduno” per le anime sensibili. Forse per tutte queste ragioni scrivo. E anche perché quando ho una penna in mano la mia paura della morte si rintana nel suo covile, come un animale ferito. Sicuramente per questo. Perché scrivere mi aiuta a placare i miei tormenti, a scucire i confini del dolore, a recarmi da una regione a un’altra della mia anima, a varcare la frontiera del disincanto, ad abitare il cuore, l’entusiasmo…

Chi sono i tuoi maestri?

Leopardi fu senz’altro il primo dal quale cominciai a trarre ispirazione per i miei versi; in seguito mi affiancai alla poetica complessa di Baudelaire, che abbandonai per le opere in versi di Wilde e Allan Poe; più tardi venne a farmi visita la poesia di Emily Dickinson, alla quale sono ancora profondamente legato, per il suo stile inconfondibile, per il suo linguaggio semplice e brillante. Mentre negli ultimi due anni, mi sono dedicato maggiormente alla lettura e allo studio di poeti italiani contemporanei: mi vengono in mente Patrizia Cavalli, Valerio Magrelli, Franco Marcoaldi e Franco Arminio.

“Ogni poeta vende i suoi guai migliori”, affermò Alda Merini. Tu cosa offri al pubblico con la tua poesia?

Non ho nient’altro da offrire che me stesso. O quantomeno, quella parte di me rimasta intatta, illesa, dalle brutture della società.

Senza dubbio i miei guai migliori. Però anche le mie gioie migliori, spero.

Ecco alcune sue poesie tratte appunto da Quando si diventa mare:

Se il mondo è spettinato e goffo
e il ventunesimo secolo
è un bambino
che non sa guardare un tramonto,
e se la poesia nelle strade
non è più quella di un tempo
e l’uomo che ti sta parlando adesso
è il portiere dello sdegno,
il maggiordomo del timore,
allora non ti resta
che produrre del sano silenzio.
Spiare il gatto del vicino,
guardare in faccia una formica,
raccontarle una storia.
Almeno sette volte al giorno
esci dal tempo
e dal brusio dei vivi,
sbarazzati del mondo e del suo spavento
in un gomitolo di gioia.


Come formiche sul tuo collo
uno accanto all’altro
i miei pensieri:
una collana di pupille
ballerine,
gioiello senza fine.


La nostra anima è salpata, mille anni fa.
Qui noi siamo naufraghi in punta di piedi
sulla spiaggia dei nostri occhi.

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